Fare Welfare

Voucher e rimborsi: momento di percezione e di imputabilità al reddito

Autore: Luca Vozella
Bio: ADAPT Fellow - Scuola di dottorato in Formazione della persona e mercato del lavoro (Università degli studi di Bergamo)

La Circolare 28/E del 15 giugno 2016 e, di seguito, la più recente Circolare 5/E del 29 marzo 2018 hanno esplicitato nel dettaglio le modalità, i criteri vigenti e il regime fiscale applicabile ai diversi beni e servizi nel caso in cui il lavoratore opti, ove tale possibilità sia prevista dal contratto che istituisce il premio di risultato, per la welfarizzazione del premio stesso ai sensi dell’art. 1, co. 184 della legge di Stabilità 2016. (si veda, ad esempio, “Conversione del premio di risultato in contributi di assistenza sanitaria integrativa” di Silvia Fernandez e Conversione del premio di risultato in fringe benefit: alcuni chiarimenti dalla Agenzia delle Entrate (Circolare 5/E del 29 marzo 2018) di Giada Benincasa).

Di particolare interesse risulta però essere, anche per il suo sostanziale impatto sulla prassi, il chiarimento fornito dall’Agenzia, all’interno del paragrafo 4.8 della Circolare 5/E, relativamente al momento di percezione dei benefit sostitutivi di premi di risultato, nello specifico caso in cui questi siano erogati mediante voucher.  

Un primo chiarimento necessario è relativo all’inquadramento e alla definizione del termine voucher. Tale strumento, così come specificato dal comma 1 dell’art. 6 del Decreto interministeriale 25 marzo 2016 e dalla Circolare 28/E, non fa riferimento unicamente al voucher multi-servizio comunemente inteso (il c.d. buono spesa o buono benzina), ma deve essere inteso come un documento di legittimazione utilizzabile dal datore di lavoro per l’erogazione di un solo bene, prestazione, opera o servizio tra quelli previsti dall’art. 51, commi 2 e 3, TUIR per una cifra pari al valore nominale riportato sul buono stesso (per una definizione più approfondita di Buono Welfare si veda Le parole del Welfare oppure “Dizionario breve sul welfare aziendale a cura di ADAPT e AIWA, Buono welfare” di Luca Vozella).

Il principio di cassa

Entrando nel dettaglio, la Circolare ribadisce che sia con riferimento alle erogazioni in denaro, sia con riferimento alle erogazioni in natura mediante l’assegnazione di beni o servizi rimane valido il principio di cassa. Tale principio afferma che la retribuzione deve essere imputata in base al momento di effettiva percezione della stessa da parte del lavoratore. Pertanto, con riferimento ai benefit, la percezione coincide con il momento in cui escono dalla sfera patrimoniale dell’erogante per entrare in quella del dipendente. Alla luce di tale principio quindi, il benefit erogato mediante voucher, deve considerarsi “percepito dal dipendente e assume quindi rilevanza reddituale, nel momento in cui tale utilità entra nella disponibilità del lavoratore, a prescindere che il servizio venga fruito in un momento successivo”.

La Circolare estende poi le medesime considerazioni anche alla più generica offerta di welfare aziendale che confluisce nel c.d. Conto Welfare (per una definizione più approfondita di Conto Welfare si veda Le parole del Welfare oppure “Dizionario breve sul welfare aziendale a cura di ADAPT e AIWA, Buono welfare” di Giada Benincasa) a fronte di un’erogazione diretta da parte del datore di lavoro, oppure in seguito alla conversione del Premio di Risultato. Tali beni e servizi possono essere fruiti in qualsiasi momento, anche successivamente rispetto al loro “caricamento” sul conto welfare personale. Anche in questo caso, la rilevanza reddituale sarà considerata all’atto della scelta da parte del dipendente della fruizione del benefit o del rimborso.

Rimborsabilità, voucherizzazione e imputabilita’ al reddito

L’art. 51, comma 2 del TUIR, nelle sue lettere f-bis) e f-ter) prevede, inoltre, anche la possibilità di erogare i servizi ivi previsti anche sotto forma di rimborsi. Sul punto la Circolare fa un importante chiarimento relativamente alla rimborsabilità delle spese sostenute nei periodi di imposta precedenti, affermando che non è necessario che i rimborsi vengano effettuati dall’azienda nel medesimo anno in cui il lavoratore ha sostenuto le spese. Per rendere possibile il rimborso nell’anno successivo, anche all’interno della Certificazione Unica è stata predisposta un’apposita sezione, denominata “Rimborso di beni e servizi non soggetti a tassazione” nel quale il datore di lavoro o il sostituto d’imposta dovranno indicare non solo la somma rimborsata, ma anche l’anno nel quale è stata sostenuta la spesa rimborsata dallo stesso sostituto. Nel caso di rimborso avvenuto nell’anno successivo, l’importo rimborsato rileverà, quindi, nel momento in cui il datore di lavoro restituisce al lavoratore l‘onere sostenuto anche se, ai fini dei limiti massimi per la conversione dei premi agevolati di cui al comma 182 dell’art. 1 della Legge di Stabilità 2016, il benefit rileverà nel periodo di imposta in cui il dipendente ha optato per la conversione del premio di risultato.

Le indicazioni fornite dall’Agenzia relativamente al momento della percezione dei benefit e degli altri servizi risulta essere molto utile in particolare per la verifica e per la corretta rendicontazione di tutte le somme erogate, in particolare nei casi in cui la normativa impone il rispetto di limiti e soglie massime nel corso del periodo di imposta come avviene, ad esempio, per i contributi a casse di assistenza sanitaria e previdenziale, per i voucher multi-servizio erogati per un importo complessivo non superiore a 258,26 euro o per il limite massimo di welfarizzazione del premio sancito dal comma 182 dell’art. 1 della Legge di Stabilità 2016, così come modificato dalla Legge di Bilancio 2018.

Allo stesso momento la Circolare perde l’occasione per chiarire definitivamente alcuni dubbi che la prassi ha posto e continua a porsi, primo fra tutti quello relativo alla possibilità di ricomprendere nel credito welfare dell’anno successivo eventuali somme di welfare on top concesse dal datore di lavoro e non utilizzate dai beneficiari nel corso dell’anno.

Seguendo la logica definita dalla Circolare, fintanto che il dipendente non opti per la fruizione del benefit o del rimborso, le somme rimangono nella sfera patrimoniale dell’erogante che potrebbe decidere di destinarli secondo il principio del silenzio/assenso a forme previdenziali e assistenziali (ove previsto esplicitamente nel contratto o nel regolamento) oppure di rifinanziare agli stessi lavoratori tali importi non fruiti, creando una categoria specifica all’interno del quale rientrano “tutti coloro che non hanno fruito interamente del conto welfare” (categoria che sembrerebbe essere ammissibile alla luce di quanto previsto dal punto 4.9 della Circolare 5/E, si veda “Cosa intendiamo per “categoria di dipendenti”? Nuove indicazioni da parte dell’Agenzia e nuove opportunità” di Luca Vozella per un’analisi più dettagliata sul punto, di prossima uscita su Welfare for People), potendo così “portare a nuovo anno” le somme non fruite. Ove il datore non preveda tale possibilità, il lavoratore che non ha fruito nel corso dell’anno di tutto il credito welfare messogli a disposizione, al fine di non perdere le somme a lui destinate, potrebbe optare per la voucherizzazione delle somme (sempre nel rispetto di tutti i requisiti previsti per l’utilizzo del voucher) così da far entrare nella propria disponibilità le somme a lui destinate, fruendo delle stesse in un momento successivo senza che questo faccia sorgere alcun problema, anche laddove la fruizione avvenga l’anno successivo.

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