Trasformazioni del lavoro

“Patto della fabbrica” e welfare: verso linee di indirizzo intersettoriali

Autore: Marco Menegotto
Bio: ADAPT Fellow - Scuola di dottorato in Formazione della persona e mercato del lavoro (Università degli studi di Bergamo)

Lo scorso 9 marzo è stato ratificato l’accordo interconfederale, siglato in data 28 febbraio 2018, recante Contenuti e indirizzi delle relazioni industriali e della contrattazione collettiva di Confindustria e Cgil, Cisl, Uil, noto anche come il Patto della fabbrica, al termine di un lungo confronto (le prime battute si ebbero nell’autunno 2015) tra le parti sociali.

Obiettivo dell’Accordo è stato quello di introdurre – oltre alle regole di misurazione della rappresentanza di imprese e lavoratori – alcune linee di indirizzo su driver strategici per accompagnare il mondo del lavoro nel processo ormai avviato dell’Industry 4.0 e della fabbrica intelligente.

All’ordine del giorno delle relazioni industriali almeno a partire dagli ultimi due anni figura sicuramente il tema del welfare aziendale, da leggere non tanto in quel senso paternalistico tipico del Novecento industriale, quanto nell’ottica di risposta alla “grande trasformazione del lavoro” in atto, che contempla non solo cambiamenti tecnologici ma anche produttivi, organizzativi, ambientali e climatici, demografici, di competenze abilitanti e di mercato del lavoro. Il che prescinde dal denunciato arretramento delle tutele sostenute dal sistema pubblico, a sua volta nato per rispondere ai bisogni della grande trasformazione “fordista”.

La normativa fiscale ha certamente ridisegnato le linee del campo di gioco, che dovrà essere però animato dalle relazioni industriali che nel nostro Paese si caratterizzano per il loro estremo pluralismo, anche endo-settoriale (si pensi che solo sulla meccanica insistono ben 31 CCNL depositati al CNEL), pertanto si parla più correttamente di sistemi di relazioni industriali, ognuno dei quali porta con sé regole, prassi contrattuali e logiche del tutto distinte dagli altri.

In questo contesto di riferimento bene ha fatto Confindustria con Cgil, Cisl e Uil a prevedere una successiva intesa a livello interconfederale per l’adozione di linee di indirizzo utili ad un un miglior coordinamento delle diverse iniziative già intraprese nelle varie categorie (complessi e molteplici sono i dati relativi alla diffusione del welfare aziendale), con riferimento a materie di interesse generale, al fine di potenziare il carattere integrativo del welfare contrattuale, quale «terreno di crescita del benessere organizzativo e di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, nel quadro di un miglioramento complessivo della produttività e delle condizioni di lavoro».

Ad esempio, come risposta ai mutamenti demografici, sarà posta particolare attenzione alla previdenza complementare, con l’introduzione di misure utili ad ampliare la flessibilità in entrata e uscita dai fondi, oltre all’avvio di confronti istituzionali al fine di migliorare la fiscalità di vantaggio sulle prestazioni e i rendimenti degli stessi, facendo del “secondo pilastro” un asse portante del sistema pensionistico.

È nel confronto tra le diverse confederazioni si saprà infatti definire un orientamento comune a tutte le categorie, che è poi il senso del non scontato concetto di “welfare della persona”, che prescinde dal settore merceologico in cui si è inseriti e risponde a bisogni dell’impresa e dell’individuo in quanto tali e in quanto attori di un medesimo sistema di relazioni di lavoro.

Solo in questo modo si riuscirà a far emergere esperienze di reale valore, non confinate ad alcuni settori “illuminati” come quello dell’Industria metalmeccanica (sistema Federmeccanica) indagato nel primo rapporto sul welfare occupazionale ed aziendale in Italia, che ha avuto il pregio di aver concepito un CCNL “apripista” con nuovi capitoli (welfare contrattuale ed aziendale, diritto allo studio, diritto soggettivo alla formazione continua, adeguamento dei profili professionali ai nuovi lavoro) il cui sguardo alle trasformazioni del lavoro è innegabile.

 

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