Corona Virus: un supporto dal welfare aziendale
Di Maria Sole Ferrieri Caputi - 28 Feb 2020 |

Giorni complicati: sono quelli che stiamo attraversando ormai da una settimana, da quando il c.d. Corona Virus (Covid-19) ha cominciato a diffondersi in Italia, a partire dall’area del nord-est. Uno degli aspetti che preoccupa maggiormente gli esperti è infatti legato, piuttosto che alle possibilità di guarigione, al grado di infettività del virus ovvero alla maggior facilità con cui il virus si trasmette rispetto a una normale influenza. Senza entrare nei dettagli specifici di una questione che non ci compete, nello scenario peggiore, questo potrebbe mettere in crisi la capacità di offrire una risposta efficace da parte delle strutture pubbliche qualora i contagi risultassero davvero numerosi e condensati in breve tempo. Anche per questi motivi appare necessario agire, da parte di tutti, sinergicamente attraverso i diversi strumenti a disposizione.

Come sottolinea Emmanuele Massagli, presidente di AIWA (Associazione Italiana dei provider di welfare aziendale), in questa situazione di emergenza, un piccolo contributo nella gestione del lavoro e della prevenzione può essere rappresentato anche dalle misure di welfare aziendale. Vediamo allora come.

Di particolare interesse sono le previsioni che riguardano l’assistenza sanitaria integrativa (art. 51, comma 2, lett. a del TUIR) ovvero la possibilità di usufruire di check-up medici e qualsiasi altro servizio con finalità di assistenza sanitaria (in virtù del disposto dell’art. 51, comma 2, lett. f e art. 100 del TUIR) anche per i familiari. Potrebbero dunque giocare un ruolo di supporto rispetto al carico di prestazioni, tutt’altro che pianificato e pianificabile, che il sistema sanitario pubblico si sta trovando a gestire. Attraverso l’assistenza sanitaria integrativa è possibile, generalmente, rimborsare anche parte delle spese di compartecipazione ai ticket nelle strutture pubbliche oltre che usufruire di prestazioni presso privati.

Andando dunque oltre alla “psicosi da mascherina”, ben più rilevante è sottolineare, che vi sono altre risorse e strumenti che in questo momento di difficoltà potrebbero aiutare. In Italia più di due milioni i lavoratori (Secondo Welfare) sono coperti da una qualche misura di welfare aziendale. A questi si aggiungo coloro che sono coperti da una qualche forma di sanità integrativa specie in virtù del loro CCNL di riferimento. Tutte persone che in una situazione di emergenza, possono ricorrere a prestazioni aggiuntive anche per quanto riguarda i bisogni legati ad altre patologie in già essere. In un periodo come questo sapere che l’azienda può offrire ai propri dipendenti delle semplici verifiche del proprio stato di salute potrebbe già di per sé avere una funzione di contenimento del panico ed agire come elemento di tranquillità.

Proprio per il forte di rischio di diffusione del virus, una prima strategia è stata quella di tentare di prevenire, quanto più possibile, un contagio di massa. In questo senso è apparso coerente il ricorso, laddove possibile, anche a forme di smart working come misura emergenziale. Pur non mancando le criticità legate al modo in cui è stato declinato l’istituto del  lavoro agile, risulta condivisibile la finalità con cui il legislatore ha operato derogando ai requisiti previsti per l’accesso all’istituto e correggendo, in corsa, una prima disposizione non del tutto chiara e per certi versi problematica (questa prevedeva l’applicazione automatica, dello smart working nelle zone di rischio ex art. 3 del DPCM del 23/02/2020). La nuova disposizione sostitutiva chiarisce che l’istituto si può usare in tutte le Regioni a rischio (specificandole: Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Friuli, Piemonte, Liguria) fino al 15 marzo 2020. Pur mantenendo la possibilità di farvi ricorso senza la presenza di un accordo individuale, è stata eliminata la previsione della sua applicazione “automatica”, rimandando la decisione al datore di lavoro, e disponendo che gli obblighi di informativa su salute e sicurezza sono assolti in via telematica attraverso la documentazione disponibile sul sito INAIL  (si veda Art. 2 DPCM 25/2/20).

Altro aspetto di possibile criticità è legato infine alla chiusura delle scuole. Anche questo intervento, condivisibile in un’ottica preventiva, pone per alcuni alcune difficoltà nella conciliazione vita-lavoro. Per coloro a cui viene applicato lo smart working questo istituto assume anche, indirettamente, questa seconda funzione. Per gli altri si ricorda che attraverso le misure di welfare aziendale è possibile sostenere, ad esempio, le spese di baby sitting.

Per chi inoltre deve lavorare da casa, per scelta o necessità, attraverso il welfare aziendale è possibile far ricorso a soluzioni ricreative (quali ad esempio pay tv e spettacoli on demand) o utilizzare il maggior tempo a disposizione, specie in quei casi invece in cui il datore di lavoro abbia disposto la chiusura dei locali aziendali, per seguire corsi di vario genere a distanza (corsi di lingua, musica, cucina, altri corsi  di formazione e-learning), possibilità riservata anche per i familiari. È indubbio che queste misure siano sicuramente marginali e collaterali rispetto a quelle citate in precedenza, anche da un punto di vista di finalità e impatto sociale, tuttavia possono migliorare, in parte, il benessere della persona e del suo nucleo familiare durante il periodo trascorso lontano dal lavoro.

Ultimo aspetto, ma non certo in ordine di importanza, riguarda invece l’impatto che il virus sta avendo sulla popolazione anziana, la più colpita in termini di mortalità. Anche qui ricordiamo che grazie a quanto disposto dalle lettere f e f-ter dell’art. 51, comma 2 del TUIR è possibile mettere a disposizione tramite il welfare aziendale prestazioni sanitarie e misure di assistenza a familiari anziani e non autosufficienti (come il ricorso a badanti e assistenti domiciliari). È forse su questo punto che il welfare aziendale può contribuire maggiormente a tutelare un target di popolazione debole, rispetto a quella che è l’emergenza in corso, intervenendo e contenendo altresì la loro esposizione a fattori di rischio.

Tra l’effettiva, e indubbia, pericolosità del virus e l’allarmismo generato talvolta da fuorvianti interpretazioni dei dati quel che certo è che occorre affrontare questa situazione di difficoltà con le dovute cautele e precauzioni, nonché attivare, dove possibile, tutte le risorse possibili. In tal senso alcune iniziative di welfare aziendale e di flessibilità organizzativa possono fornire un contributo concreto. Sul punto ancora E. Massagli individua nella definizione di accordi territoriale che regolino proprio flessibilità contrattuali, orari e welfare un possibile strumento di governo delle misure contrasto del Corona virus all’interno delle relazioni di lavoro (per consultare normativa, giurisprudenza e prassi di rilievo in materia si veda qui).

Articoli recenti


Prevenire il Covid anche con il welfare...



Accordo tra l'Unione Artigiani Italiani e UBI...



Il welfare aziendale nel territorio di Cuneo...



Welfare aziendale: sì alle Polizze Covid dall’Agenzia...



Il welfare aziendale nel territorio di Cuneo...


Sfrutta i vantaggi del welfare aziendale,
contattaci per creare il tuo

Piano welfare

Condividi l'articolo
Share This