Disabilità: permessi e congedi Covid-19
Di Maria Sole Ferrieri Caputi - 28 Apr 2020 |

Sono due le disposizioni contenute nel Decreto Cura Italia volte a sostenere l’assistenza a persone con disabilità.

Congedi Covid-19 per genitori/lavoratori con figli disabili

La prima misura riguarda la possibilità dei genitori-lavoratori con figli disabili (in situazione di gravità accertata ai sensi dell’articolo 4, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, iscritti a scuole di ogni ordine e grado o ospitati in centri diurni a carattere assistenziale) di usufruire dei 15 giorni di Congedo Covid (di cui abbiamo parlato qui). In relazione al protrarsi della chiusura delle scuole la loro fruizione è stata prorogata al 3 maggio. Questa misura si applica sia per i dipendenti che per i collaboratori e gli autonomi iscritti all’INPS.

L’Inps inoltre ha specificato con la Circolare n. 45/2020 che il lavoratore dipendente che già stia beneficiando del prolungamento del congedo parentale per genitori con figli disabili, di cui all’articolo 33 del D.lgs n. 151/2001 (Box 1), con validità comprensiva del periodo di sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado disposto con D.P.C.M. del 4 marzo 2020 «non sarà tenuto a presentare una nuova domanda ai fini della fruizione del congedo in argomento». Dunque, i giorni di prolungamento di congedo parentale autorizzati saranno considerati d’ufficio (nel massimo di 15 giorni) come congedo COVID-19, con la relativa indennità (50% della retribuzione giornaliera anziché 30%). I datori di lavoro non devono, pertanto, computare tali periodi a titolo di congedo parentale».

Box 1 – Congedo parentale per figli disabili articolo 33 del D.lgs n. 151/2001

1. «Per ogni minore con handicap in situazione di gravità accertata ai sensi dell’articolo 4, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, la lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre, hanno diritto, entro il compimento del dodicesimo anno di vita del bambino, al prolungamento del congedo parentale, fruibile in misura continuativa o frazionata, per un periodo massimo, comprensivo dei periodi di cui all’articolo 32, non superiore a tre anni, a condizione che il bambino non sia ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati, salvo che, in tal caso, sia richiesta dai sanitari la presenza del genitore».

Estensione permessi retribuiti per l’assistenza a parenti disabili e per disabili

La seconda misura riguarda l’estensione dei permessi retribuiti di cui all’art. 33 della l.n. 104/1992 (Box 2) che, ricordiamo, prevede 3 giorni di permesso retribuito al mese per parenti che assistano persone con handicap grave o affetti da patologie invalidanti (comma 3) e per persone maggiorenni con handicap grave per sé stesse (comma 6). Tale condizione deve essere accertata, ai sensi dell’art. 3 comma 3 della legge 104/92 ovvero riconosciuta dall’apposita Commissione Medica Integrata ASL/INPS (art. 4, comma 1 L. 104/92). Nel caso di mancanza della certificazione di cui sopra è possibile presentare una certificazione provvisoria rilasciata dal medico specialista dell’ASL (per i dettagli si veda qui). Non si può inoltre usufruire dei permessi qualora la persona in situazione di grave disabilità fosse ricoverata a tempo pieno (24 h.) presso strutture ospedaliere o simili che assicurano assistenza sanitaria continuativa siano esse pubbliche o private.

Il Decreto Cura Italia (art. 24) ha esteso la durata di questi permessi, riconoscendo ulteriori 12 giorni, coperti con un indennità pari alla retribuzione e da contribuzione figurativa, usufruibili nei mesi di marzo e aprile. È possibile utilizzarli, non solo per giornate intere, ma anche in modo frazionato, a ore, con una riparametrazione in caso di part-time non orizzontale). Per il personale sanitario la fruizione di tali permessi sarà riconosciuta compatibilmente alle esigenze organizzative del Servizio Sanitario Nazionale delle strutture impegnate nel fronteggiare l’emergenza Covid-19.

Inoltre l’INPS (Mesaggio n. 1621/2020) ha specificato che le misure di Congedo Covid e dell’estensione dei permessi per assistenza a parenti disabili e non auto-sufficienti sono tra loro compatibili. Per questo il dipendente con un figlio disabile potrà cumulare le due previsioni nell’arco dello stesso mese anche qualora fruisse delle due misure per lo stesso figlio.

Nel caso invece di un lavoratore disabile che assiste altro soggetto disabile è possibile cumulare, per i mesi di marzo e aprile 2020, i permessi a lui complessivamente spettanti (3+3+12) con lo stesso numero di giorni di permesso fruibili per l’assistenza all’altro familiare disabile (3+3+12) (si veda INPS, Circolare n. 45/2020).

Box. 2 – Art. 33, comma 3 e 6 della l.n. 104/1992:

3. «A condizione che la persona handicappata non sia ricoverata a tempo pieno, il lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste persona con handicap in situazione di gravità, coniuge, parente o affine entro il secondo grado, ovvero entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti, ha diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa. Il predetto diritto non può essere riconosciuto a più di un lavoratore dipendente per l’assistenza alla stessa persona con handicap in situazione di gravità. Per l’assistenza allo stesso figlio con handicap in situazione di gravità, il diritto è riconosciuto ad entrambi i genitori, anche adottivi, che possono fruirne alternativamente. Il dipendente ha diritto di prestare assistenza nei confronti di più persone in situazione di handicap grave, a condizione che si tratti del coniuge o di un parente o affine entro il primo grado o entro il secondo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 65 anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti» […]

6. «La persona handicappata maggiorenne in situazione di gravità può usufruire alternativamente dei permessi di cui ai commi 2 e 3, ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferita in altra sede, senza il suo consenso».

Come fare richiesta?

Per usufruire dell’estensione di tali permessi (si veda INPS, Circolare n. 45/2020) i dipendenti del settore privato che già usufruiscono del beneficio non dovranno presentare nuova domanda per la fruizione delle giornate aggiuntive. I datori di lavoro dovranno considerare validi i provvedimenti di autorizzazione già emessi e comunicheranno all’INPS le giornate di congedo fruite dal lavoratore come da prassi. Devono invece presentare la domanda i dipendenti che non abbiano un’autorizzazione in corso di validità per l’accesso a tali permessi e la conseguente possibilità di fruire delle giornate aggiuntive potrà essere avvenire solo successivamente. Le modalità sono qui quelle già previste dall’INPS per i permessi di cui all’articolo 33, commi 3 e 6, della legge n. 104/1992 ovvero per via telematica tramite portale INPS, patronati o Contact Center.

Nel caso dei dipendenti pubblici le modalità sono quelle previste dalla Amministrazione pubblica di competenza.

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