Welfare aziendale e dichiarazione dei redditi 2020
Di Maria Sole Ferrieri Caputi - 03 Ago 2020 |

È fissato al 30 settembre l’ultimo giorno utile per la presentazione della dichiarazione dei redditi 2020 all’Agenzia delle Entrate mediante modello 730 precompilato. La dichiarazione può essere inoltrata dai lavoratori dipendenti e dai pensionati tramite il sito dell’agenzia oppure mediante il sostituto d’imposta, Caf o professionista abilitato. L’Agenzia delle Entrate anche per quest’anno ha fornito le istruzioni per la compilazione della dichiarazione. Vediamo quindi le principali linee guida in materia di premi di risultato e di welfare aziendale.

Il modello 730 – Somme per premi di risultato e welfare aziendale

Al “rigo C4 – Somme per premi di risultato e welfare aziendale” del modello 730 si prevede che i lavoratori dipendenti del settore privato, con redditi da lavoro dipendente d’importo non superiore a 80.000 euro nel 2018, devono indicare i compensi percepiti per premi di risultato o le somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili d’impresa con riferimento al periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2019.

Come noto infatti a partire dal 2016 è stato reintrodotto un sistema di tassazione agevolata per i premi di produttività previsti da contratti collettivi aziendali o territoriali entro il limite di 3.000 euro all’anno. Tuttavia, per accordi conclusi prima del 24 aprile 2017, valgono i limiti precedenti per cui ad esempio in certi casi il limite per fruire del regime agevolato può essere di 4.000 euro, qualora sia previsto il coinvolgimento paritetico dei lavoratori. Il beneficio fiscale si sostanzia in un’aliquota sostitutiva al 10% su tali somme, imposta che si azzera in caso di conversione del premio di produttività in welfare aziendale (art. 51, c. 2 e 3 del TUIR). Resta possibile la conversione del premio anche in beni di cui all’art. 51, c. 4 del TUIR (ovvero auto aziendali, prestiti, alloggi o fabbricati concessi in uso o comodato o servizi di trasporto ferroviario di persone) che però sono soggetti alla specifica tassazione ordinaria prevista. Nel 730 occorrerà indicare – riprendendo le informazioni ricavabili dalla CU emesse dal datore di lavoro (vedi Immagine 2) – come sono stati erogati tali i premi di risultato ovvero se mediante:

  • somme soggette a tassazione ordinaria (casella C4.2);
  • somme soggette a imposta sostitutiva (casella C4.3);
  • “benefit” detassati ovvero beni e servizi compresi all’art. 51, c. 2 e 3 del TUIR (casella C4.5);
  • con “benefit a tassazione ordinaria” ovvero beni e servizi compresi all’art. 51, c. 4 del TUIR (casella C4.6).

Possono inoltre verificarsi alcune situazioni particolari. Ad esempio, in caso di premi di risultato percepiti da più datori di lavoro per cui dunque si sia in possesso di uno o più modelli di Certificazione Unica 2020, un problema potrebbe essere rappresentato dall’applicazione di un errato meccanismo di conguaglio, con il rischio che il contribuente possa aver usufruito della tassazione agevolata su un ammontare di compensi superiore al limite previsto. In questo caso proprio in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi mediante il modello 730 (vedi Immagine 1), occorre operare il conguaglio di tali importi assoggettando a tassazione ordinaria l’ammontare dei compensi percepiti che eccede il limite dei 3.000 euro.

Altra eventualità che si può presentare per il contribuente è quella in cui il datore di lavoro possa aver assoggettato i compensi di produttività a tassazione agevolata in mancanza dei requisiti previsti (ad esempio nonostante il lavoratore superasse i limiti reddituali previsti dalla normativa). Anche qui il lavoratore dovrà rettificare questo errore assoggettando a tassazione ordinaria in  sede di dichiarazione dei redditi i compensi ricevuti (per ulteriori specifiche si veda le Istruzioni alla compilazione modello 730 dell’Agenzia delle Entrate).

Ad ogni modo il “rigo C4 – Somme per premi di risultato e welfare aziendale” del modello 730 va sempre compilato in presenza di una Certificazione unica 2020 nella quale risulti compilata la parte relativa alle “somme erogate per premi di risultato in forza di contratti collettivi aziendali o territoriali” ovvero il punto 571 e uno dei punti da 572 a 579 (vedi Immagine 2). Inoltre, se nella Certificazione unica 2020 risultano compilati anche i punti da 591 a 599, nel modello 730 occorrerà compilare un secondo rigo C4 utilizzando un ulteriore modulo del quadro C.

Particolarità della CU di quest’anno è stata la previsione della fattispecie in cui vi sia difformità tra il momento della verifica del limite dell’importo del premio convertito in credito Welfare e il momento impositivo del versamento dei premi convertiti (ad esempio quando l’operazione di conversione del premio in credito welfare avviene nell’anno antecedente a quello in cui il credito welfare viene utilizzato): «In riferimento al periodo d’imposta in cui viene fatta l’opzione per la conversione del premio, dovrà essere presentata una CU compilando i punti da 571 a 621. Nei periodi successivi nei quali i premi convertiti verranno effettivamente percepiti il sostituto d’imposta dovrà rilasciare una CU compilando i punti 631 e 632. In particolare va indicato nel punto 631 l’importo dei contributi versati alle forme pensionistiche complementari, nel punto 632 l’importo dei contributi versati agli enti e casse aventi fine assistenziali» (Istruzione per la compilazione delle CU 2020, p. 40-41). La ragione sta nel fatto che per queste due particolari misure esistono dei limiti annuali di detassazione nell’anno fiscale in cui vengono versate.

Il modello 730 – Oneri e spese 

Nella Sezione “Quadro E – Oneri e spese” del modello 730 (Immagine 3) il contribuente deve indicare le spese e gli oneri per i quali è prevista una detrazione d’imposta (si pensi alle spese sanitarie) o una deduzione dal reddito complessivo (si pensi alla previdenza complementare).

Sul fronte CU invece sono presenti appositi spazi dove specificare gli elementi che non concorrono alla formazione del reddito da lavoro dipendente che potrebbero venire erroneamente riportati nel modello del 730. Per questo nella CU è richiesto di indicare i contributi per assistenza sanitaria versati dal datore di lavoro ad enti o casse aventi esclusivamente fine assistenziale in conformità a disposizioni di contratto o di accordo o di regolamento aziendale (punto 441), le contribuzioni verso forme di assistenza complementare (punti 411-427), le erogazioni in natura (punto 474) e le somme percepite a titolo di rimborsi di beni e servizi non soggetti a tassazione ex art. 51 TUIR (punti 701-706). Quest’ultima sezione viene compilata riportando i dati relativi ai rimborsi di determinati oneri, individuati dai sottoelencati codici, effettuati dal datore di lavoro, sia del settore pubblico che privato, in applicazione dell’art. 51, comma 2, lett. d-bis, f-bis) e f-ter), del TUIR, indipendentemente dalla compilazione della sezione “somme erogate per premi di risultato”.

La necessità di esplicitare in CU queste informazioni deriva dal fatto che non è possibile portare in detrazione o deduzione questi stessi valori in sede di dichiarazione dei redditi mediante il modello 730. Questo perché (come spiegato qui)  le misure di welfare aziendale on top erogate ai sensi dell’art. 51, c. 2 e 3 del TUIR non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente e dunque vale, in linea generale, il principio di non ammissibilità del “doppio beneficio fiscale”. In altre parole, non è possibile portare, né in detrazione né in deduzione in sede di dichiarazione dei redditi, un onere che non è stato sostenuto dal contribuente (ricomprendendo qui anche il caso in cui venga sostenuto e poi rimborsato). Pertanto, nella Sezione “Quadro E – Oneri e spese” del modello 730, il contribuente indicherà tra le tipologie di spese previste solo quelle da lui effettivamente sostenute

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