Vacanze 2020, tra bonus vacanze e welfare aziendale
Di Maria Sole Ferrieri Caputi - 23 Lug 2020 |

Il Decreto Rilancio (d.lgs n. 34/2020, art. 176) ha previsto un “tax credit” volto a favorire la possibilità di andare in vacanza per quei nuclei familiari che, per situazione economica, potrebbero più facilmente rinunciarvi, incentivando al contempo il comparto turistico italiano. Una misura per cui il Governo ha complessivamente stimato una spesa di 1.677,2 milioni di euro per l’anno 2020 e in 733,8 milioni di euro per l’anno 2021.

Tax credit vacanze: importo, condizioni e modalità di accesso

Dal 1° luglio al 31 dicembre 2020, i nuclei familiari con un ISEE non superiore ai 40.000 euro potranno inoltrare la richiesta per vedersi riconosciuto un c.d. bonus vacanze da poter utilizzare per il pagamento di servizi di imprese turistico ricettive, tra cui anche agriturismi e bed and breakfast, sul territorio nazionale. Il beneficio viene riconosciuto nella misura di massimo:

  • 500 euro per nucleo familiare con tre o più persone;
  • 300 euro nel caso di nuclei familiari composti da due persone;
  • 150 euro per nuclei monocomponenti.

Il bonus si sostanzia per l’80% nella fruizione da parte del beneficiario di uno sconto su quanto dovuto per il servizio ricettivo, in accordo con il fornitore che riceverà a sua volta un rimborso sotto forma di credito d’imposta; il restante 20% invece sarà riconosciuto al cittadino beneficiario in forma di detrazione di imposta in sede di dichiarazione dei redditi. Tuttavia, qualora parte della detrazione non trovi capienza nell’imposta lorda, perché ad esempio il reddito dichiarato è inferiore a 8.174 euro (soglia di esclusione dall’IRPEF), non potrà essere richiesta a rimborso, né riportata a credito per gli anni d’imposta successivi.

Le condizioni da rispettare per l’accesso al bonus sono che:

  • deve essere utilizzato da un solo componente del nucleo familiare, anche diverso dalla persona che lo ha richiesto, ovvero non rileva la persona del nucleo familiare che sostiene la spesa né tanto meno il bonus deve essere fruito necessariamente da tutto il nucleo familiare;
  • le spese devono essere sostenute in un’unica soluzione e presso una singola struttura per cui non è possibile spezzettare il valore del bonus per più soggiorni. Resta possibile includervi servizi accessori, anche erogati da altri fornitori, purché indicati nella medesima fattura dall’unico fornitore;
  • la spesa deve essere documentata da fattura elettronica o documento commerciale nel quale è indicato il codice fiscale del soggetto che intende fruire del credito (ai sensi dell’art. 2 d.lgs n. 127 /2015);
  • il pagamento del servizio deve essere corrisposto senza l’ausilio, l’intervento o l’intermediazione di soggetti   che gestiscono piattaforme o portali telematici diversi da agenzie di viaggio e tour operator (in altre parole rimane esclusa la possibilità di spendere il bonus tramite l’utilizzo di piattaforme per la prenotazione di stanze o case in affitto comunemente utilizzati).

L’Agenzia delle Entrate – Prot. n. 237174/2020 ha poi definito le modalità di accesso alla “tax credit vacanze”. Per ottenere il bonus:

  • i cittadini devono inoltrare la richiesta digitalmente tramite l’app IO, l’applicazione dei servizi pubblici, e pertanto sarà necessario che uno dei membri del nucleo familiare beneficiario possega le credenziali SPID o la Carta d’Identità Elettronica. Il Bonus attribuito al nucleo familiare è identificato da un codice univoco, a cui sarà associato anche un QR code da comunicare al fornitore del servizio al momento del pagamento del soggiorno presso la struttura. Una volta che il fornitore conferma l’applicazione dello sconto al sistema dell’Agenzia delle Entrate, l’operazione non può essere annullata. L’agevolazione si intende quindi interamente utilizzata e non può essere più fruita da alcun componente del nucleo familiare, anche per l’importo eventualmente residuo rispetto al massimale del bonus. Inoltre, in caso di mancata fruizione del servizio turistico, l’importo dell’agevolazione non può essere oggetto di rimborso in nessun caso;
  • le strutture ricettive all’applicazione dello sconto dovranno comunicare al cliente l’adesione all’iniziativa. Il fornitore comunica all’Agenzia delle Entrate il codice univoco (o il QR code), la ricevuta di pagamento con l’importo del corrispettivo dovuto e il codice fiscale del cliente beneficiario tramite procedura web verificando anche lo stato di validità dell’agevolazione e l’importo massimo dello sconto applicabile. Poi avverrà la richiesta di rimborso per il credito d’imposta fruibile esclusivamente in compensazione tramite F24 (codice tributo 6915 – Agenzia delle Entrate, Risoluzione n. 33 del 25 giugno 2020 – pdf). Tale credito viene riconosciuto a decorrere dal giorno lavorativo successivo alla conferma dell’applicazione dello sconto e resta possibile operare la sua cessione, totale o parziale, a soggetti terzi anche diversi dai propri fornitori di beni e servizi (tra cui istituti di credito o intermediari finanziari) dandone comunicazione attraverso la piattaforma disponibile in un’apposita sezione dell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle Entrate (si veda Circolare n. 18/E del 3 luglio 2020).

Per ulteriori dettagli sulle modalità operative di accesso al beneficio si veda anche la Guida Bonus Vacanze (Giugno 2020) a cura dell’Agenzia delle Entrate che con la Circolare n. 18/E del 3 luglio 2020 ha anche fornito i primi chiarimenti sulla fruizione del credito d’imposta vacanze.

Vacanze e welfare aziendale

Per i lavoratori beneficiari di un piano di welfare aziendale, qualora quest’ultimo includa i pacchetti viaggio tra le prestazioni ricreative fruibili, sarà possibile vedersi riconosciuto dall’azienda un sostegno all’acquisto di viaggi estivi per il lavoratore stesso e per i propri famigliari.

Tale possibilità rientra in quanto previsto dalla lett. f), comma 2, art. 51 del TUIR per cui, se ciò è previsto per contratto o accordo (aziendale, territoriale, nazionale e interconfederale) oppure da un regolamento aziendale «obbligatorio», si applica la deducibilità totale di queste spese dal reddito di impresa. Qualora invece l’azienda riconosca tale benefit ai dipendenti volontariamente si applicherà una deducibilità dal reddito di impresa limitata al 5 per mille delle spese per prestazioni di lavoro dipendente (art. 100 del TUIR). In ogni caso per i lavoratori queste spese non concorrono alla formazione del reddito da lavoro dipendente, siano esse erogate dal datore di lavoro volontariamente o in virtù di una fonte obbligatoria. È necessario però che tali prestazioni, tra cui le vacanze, siano erogate direttamente dall’azienda (anche avvalendosi di un provider di welfare aziendale specializzato e/o tramite l’utilizzo dei voucher) ovvero che il lavoratore resti estraneo al rapporto economico che intercorre tra l’azienda e il terzo erogatore del servizio. In altre parole: non è possibile per il lavoratore portare a rimborso la spesa eventualmente sostenuta per la vacanza.

Ma quali spese collegate alle vacanze si possono sostenere tramite il welfare aziendale? Non sono molte le indicazioni a riguardo, tuttavia si ritiene che possano rientrarvi le spese per strutture ricettive oppure formule “pacchetto” in cui siano incluse anche, ma non solo, le spese di viaggio, pernottamento e servizi ricreativi collegati purché rendicontati in un’unica ricevuta. Questo perché, come noto, il disposto della lett. f), comma 2 art. 51 del TUIR si riferisce a servizi e prestazioni interi e non a quota parte dello stesso, pertanto non risulterebbero integrabili. Diversamente si ritiene problematico il solo acquisto di un biglietto di viaggio (ad esempio del treno o dell’aereo) per raggiungere la località di vacanza. Questo perché il prodotto “viaggio” all’interno dei piani di welfare deve essere riconducibile a un’esperienze ricreativa al fine di poter riconoscere il beneficio fiscale.

Nella scarna prassi amministrativa sul tema, merita di essere citata la recente Risposta n. 10/2020 dell’Agenzia delle Entrate che, ha specificato come i pacchetti turistici si possono considerare come una “prestazione di servizi unica” (come peraltro già specificato dal del Decreto IVA, D.p.r. n. 633/1972, art. 74-ter, commi 1 e 2). I pacchetti turistici rappresentano sicuramente la modalità più semplice e conforme alla finalità ricreativa richiesta dalla normativa per includere le vacanze, e tutte le spese di viaggio e ricreative ad esse collegate, nelle prestazioni rientranti tra le misure di welfare aziendale.

Bonus vacanze e welfare aziendale, quali combinazioni?

Da ultimo, rispetto alla possibilità per alcuni cittadini di accedere al bonus vacanze e la possibilità per alcuni lavoratori di destinare il proprio welfare aziendale ai viaggi è utile richiamare alcune questioni.

Un primo punto riguarda le piattaforme di welfare aziendale che frequentemente danno la possibilità ai lavoratori registrati di poter acquistare, aggiuntivamente a quanto messo a loro disposizione dall’azienda, beni e servi nella rete di esercizi convenzionata di esercenti presente sul portale. Con riferimento ai viaggi, il bonus vacanze non potrà essere utilizzato per viaggi acquistati su questo tipo di piattaforme in quanto è stato specificato che «il pagamento del servizio deve essere corrisposto senza l’ausilio, l’intervento o l’intermediazione di soggetti che gestiscono piattaforme o portali telematici diversi da agenzie di viaggio e tour operatori». La norma, pensata per disintermediare, in questa fase, l’offerta turistica da portali e piattaforme di prenotazione specializzate del settore ricade però indirettamente anche sugli stessi provider di welfare aziendale. In tal senso, anche l’intermediazione che le piattaforme dei provider di welfare aziendale avrebbero potuto offrire, per l’utilizzo del bonus vacanze del D.l. Rilancio, risulta problematica e non coerente con la possibilità di accedere al beneficio. Diversamente, se il governo avesse scelto la strada dei voucher per riconoscere il bonus anche i provider avrebbero invece potuto contribuire a promuovere la misura e facilitarne l’accesso ai lavoratori/cittadini.

Ma è possibile in qualche modo combinare i due tipi di benefici? Sì, purché questi due strumenti siano in grado di integrarsi. Per fare degli esempi concreti ammettiamo che con il bonus vacanze si riesca a coprire solo 4 notti nella struttura ricettiva scelta, il dipendente beneficiario potrà destinare parte del valore di welfare aziendale a lui riconosciuto per l’acquisto di ulteriori notti combinate con spese di trasporto, noleggio di mezzi o altre attività in un pacchetto viaggio aggiuntivo (sul punto di rimanda alla nuova disciplina sui pacchetti turistici Direttiva UE 2015/2302 recepita in Italia dal d.lgs n. 62/2018). A livello pratico la criticità potrebbe essere dettata dal fatto che la stessa struttura ricettiva in cui si spende il c.d. bonus vacanze potrebbe non essere convenzionata all’interno della piattaforma di welfare (che invece non può fare da intermediaria per il bonus vacanze). Tuttavia, molte piattaforme permettono il convenzionamento di nuove strutture o l’emissione di voucher anche per strutture non convenzionate.

Ulteriore ipotesi è quella in cui il welfare aziendale potrebbe servire per l’acquisto di singole attività (ricreative, sportive o culturali) all’interno della vacanza sostenuta tramite bonus vacanza. Si pensi ad esempio ai biglietti di ingresso a musei, all’ingresso ai parchi acquatici o ad attività quali sport d’acqua, escursioni o gite acquistati tramite il credito welfare con il soggiorno presso una struttura acquistato mediante il bonus.

A prescindere dal fatto che si possa sfruttare il bonus vacanze e il welfare aziendale in modo combinato, questi due strumenti, per quanto profondamente diversi anche per il loro funzionamento, possono risultare assolutamente rilevanti nel sostenere le vacanze degli italiani in questo periodo di difficoltà. Questo anche considerando il fatto che piani di welfare permettono anche a lavoratori con redditi superiori a quelli previsti dal d.l. Rilancio di vedersi riconosciuto un “buono vacanze” da parte impresa.

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