Dall’Agenzia importanti precisazioni sulle tempistiche per determinare i criteri di misurazione del premio di risultato
Di Maria Sole Ferrieri Caputi - 16 Nov 2020 |

L’Agenzia delle Entrate è tornata nuovamente ad esprimersi in materia di premi di risultato, in particolare per quanto riguarda le tempistiche di determinazione dei criteri di misurazione degli obiettivi incrementali a cui si ricollega l’agevolazione fiscale del premio riconosciuta dalla normativa. Beneficio che, lo ricordiamo, si sostanzia nell’applicazione di un’aliquota sostitutiva per il lavoratore del 10% sul premio percepito.

Con la Risoluzione n. 36/E  dello scorso 26 giugno, l’Agenzia ha infatti tenuto a chiarire la particolare posizione che sembrava emergere dalla precedente  Risposta n. 456/2019 dello scorso autunno per cui la parte di premio che poteva risultare agevolabile era solo quella imputabile al periodo di maturazione individuato successivamente, e non prima, della sottoscrizione dell’accordo. A sollevare la problematica era stata proprio l’esplicita affermazione da parte dell’Agenzia circa la necessità che l’imposta sostitutiva potesse essere applicata a condizione che l’indicatore di riferimento fosse individuato in data antecedente all’inizio del periodo di maturazione della retribuzione incentivante (ve ne abbiamo parlato qui). Da qui, per fare un esempio, nasceva la posizione per cui, in caso di accordo sottoscritto a luglio che prevedesse indicatori di riferimento da rilevare per tutta l’annualità, la parte di premio agevolabile sarebbe stata solo quella riparametrata sui mesi successivi alla sottoscrizione dell’accordo, in questo caso sei, ovvero il 50% del premio di risultato previsto per l’annualità.

Box 1- Agenzia delle Entrate, Risposta n. 456/2019

«La funzione incentivante delle norme in esame, così come ribadito anche nei documenti di prassi emessi dall’Agenzia delle Entrate (cfr., tra l’altro, circolari 15 giugno 2016, n. 28/E e 29 marzo 2018, n. 5/E; risoluzione 19 ottobre 2018, n. 78/E), in tanto può ritenersi assolta in quanto la maturazione del premio, e non solo la relativa erogazione, avvenga successivamente alla stipula del contratto, sulla base del raggiungimento degli obiettivi incrementali ivi previamente definiti e misurati nel periodo congruo anch’esso stabilito su base contrattuale. Pertanto, i criteri di misurazione devono essere determinati con ragionevole anticipo rispetto ad una eventuale produttività futura non ancora realizzatasi. In ragione di tali considerazioni, e d’intesa con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nella fattispecie in esame, dunque, qualora la misurazione degli indicatori individuati nell’accordo integrativo rilevi, al 31 dicembre 2018, un incremento del loro valore rispetto a quello che i medesimi indicatori registravano al 30 giugno 2018, l’applicazione dell’imposta sostitutiva del 10 per cento potrà riguardare solo il 50 per cento del premio di risultato del 2018».

Adesso con la Risoluzione n. 36/E  del 2020 l’Agenzia delle Entrate precisa che, in via generale, non è necessaria una rideterminazione del valore del premio (annuale) a seconda della data di sottoscrizione dell’accordo, fermo restando il requisito che gli obiettivi siano incrementali e i criteri di determinazione siano stabiliti con ragionevole anticipo. Pertanto, continuerebbe comunque a restare problematica la gli sottoscrizione di accordi troppo a ridosso alla conclusione del periodo di maturazione del premio ivi stabilito. Come ribadito dalla stessa Agenzia infatti siamo nella fattispecie dei premi di risultato, come disciplinati dalla Legge di Stabilità 2016 e dal successivo Decreto Interministeriale 25 marzo 2016, strettamente collegati a obiettivi incrementali di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione previsti dai contratti aziendali/territoriali. Il criterio rilevante è dunque che il raggiungimento dell’obiettivo incrementale indicato nell’accordo risulti effettivamente incerto al momento della sottoscrizione del contratto aziendale/territoriale, mentre non rileva il fatto che l’accordo sia stato sottoscritto o meno in data antecedente alla decorrenza del periodo di misurazione degli indicatori. È quindi la sussistenza dell’incertezza dell’obiettivo al momento della sottoscrizione dell’accordo ai fini della detassazione l’unico parametro che resterebbe circa le tempistiche di determinazione di criteri di misurazione del premio.

Box 2 – Agenzia delle Entrate,  Risoluzione n. 36/E  del 2020

«Si ritiene che il regime fiscale di favore possa applicarsi sempreché il raggiungimento degli obiettivi incrementali alla base della maturazione del premio (previamente definiti nel contratto e misurati nel periodo congruo stabilito su base contrattuale), e non solo la relativa erogazione, avvenga successivamente alla stipula del contratto. Pertanto, i criteri di misurazione devono essere determinati con ragionevole anticipo rispetto ad una eventuale produttività futura non ancora realizzatasi. Una diversa lettura delle norme in esame, infatti, vanificherebbe la loro portata, comportando di fatto il riconoscimento dell’agevolazione ad una precisa voce retributiva, il premio di risultato appunto, circostanza che, invece, il legislatore ha voluto superare con il nuovo assetto normativo. Assolta tale condizione, l’ammontare del premio di risultato agevolabile, fissato nel contratto aziendale/territoriale, non subisce alcuna rideterminazione in sede di erogazione, più precisamente, la data di sottoscrizione del contratto aziendale/territoriale non interferisce in alcun modo sull’importo agevolabile. Ad esempio, nell’ipotesi di un contratto aziendale sottoscritto il 28 marzo 2019 che prevede, per il medesimo anno, l’erogazione di un premio di risultato annuale di euro 1.200, fermo il rispetto delle condizioni richieste dal legislatore, è applicabile il regime fiscale agevolato per l’intero importo del premio di risultato, ovvero euro 1.200, a nulla rilevando la circostanza che il contratto aziendale è sottoscritto dopo l’inizio del periodo congruo, nell’esempio, a marzo dell’anno di riferimento, in cui osservare l’incremento degli obiettivi di produttività. Ad analoghe conclusioni non si perviene, invece, qualora un contratto aziendale sottoscritto a febbraio 2019 non risponda ai requisiti richiesti dalle norme in esame e venga successivamente modificato con un contratto integrativo. Più precisamente, laddove – come nel caso oggetto della risposta n. 456 del 2018 – (ndr 2019) – il nuovo contratto adegui l’accordo originario alle disposizioni in esame, senza nulla disciplinare in merito all’ammontare del premio che, conseguentemente, rimarrebbe fissato in quello stabilito dal contratto originario non conforme ai requisiti richiesti, l’agevolazione de qua può trovare applicazione solo sulla parte di premio riferibile al periodo di maturazione decorrente dalla data di sottoscrizione del contratto integrativo. Solo, infatti, in tale ipotesi si renderebbe necessaria ai fini dell’applicazione dell’imposta sostitutiva la riparametrazione dell’ammontare del premio agevolabile»

Tuttavia l’Agenzia, con la Risoluzione n. 36/E  del 2020, pur precisando come il principio generale della “data antecedente” emerso dalla Risposta n. 456/2019 fosse fuorviante, salva nel merito la posizione tenuta nella Risposta n. 456/2019. Infatti, nel caso specifico l’azienda istante aveva già un precedente accordo, con una previsione di premio di risultato non conforme alla normativa ai fini dell’applicazione dell’agevolazione fiscale. Il fatto quindi che il nuovo accordo, sottoscritto a luglio, ricomprendeva parte del valore di un premio già in essere ma che non soddisfaceva i requisiti della normativa, determinava che il beneficio fiscale potesse essere riconosciuto soltanto sulla parte di premio maturata successivamente alla sottoscrizione del nuovo accordo conforme alla normativa (luglio-dicembre) e non su quella antecedente (gennaio-giugno). Da qui ecco che si spiega la riparametrazione del 50% del premio. Rileggendo in quest’ottica la Risposta n. 456/2019 possiamo dire che l’Agenzia ha inteso fornire una diposizione specifica per il caso in oggetto, e per altri eventualmente similari, dove si fosse in presenza di un accordo non conforme alla normativa successivamente modificato con un accordo integrativo. Non voleva invece affermare, come poi è stato desunto, il principio generale per cui l’accordo deve essere sottoscritto necessariamente in data antecedente all’inizio del periodo di maturazione del premio.

Facendo dunque un riepilogo di quali sono i criteri applicabili perché un accordo di secondo livello sul premio di produttività (ex l.n. 208/2015 e ss.) possa essere ritenuto valido ai fini della detassazione si ricorda che:

  • siamo nell’ambito di applicazione del lavoro dipendente del settore privato per redditi non superiori agli 80.000 euro;
  • è necessario che l’accordo di secondo livello sia regolarmente depositato entro 30 giorni dalla sottoscrizione su ClicLavoro;
  • è necessario che il premio abbia natura collettiva e che sia legato al raggiungimento di obiettivi incrementali aziendali (di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione)
  • i criteri di maturazione del premio, gli indicatori di misurazione e verifica dell’incrementalità devono essere stabiliti con ragionevole anticipo rispetto a un c.d. periodo congruo di maturazione.
  • il raggiungimento degli obiettivi incrementali indicati nell’accordo deve risultare effettivamente incerto al momento della sottoscrizione del contratto aziendale/territoriale.

Concludendo possiamo dire che, a livello operativo la Risoluzione n. 36/E  rappresenta un’importante puntualizzazione visto il disorientamento che aveva prodotto il fuorviante requisito dell’individuazione degli indicatori di riferimento in data antecedente all’inizio del periodo di maturazione della retribuzione incentivante.

Se questa posizione fosse stata mantenuta dall’Agenzia, si sarebbero alimentate grandi criticità, non tanto per gli accordi futuri, ma per i molti contratti già sottoscritti che rischiavano di non potersi vedere applicata l’agevolazione sull’intero premio. Questo perché di frequente la loro stipula avviene nei primi mesi dell’anno ma non necessariamente a gennaio. In tal senso questa risoluzione rappresenta un importante passaggio per il rilancio della contrattazione sul tema, che ha già sofferto nei primi mesi del 2020 dell’impatto dell’emergenza sanitaria come mostrato dai dati del Ministero del Lavoro sui contratti depositati, nettamente inferiori se confrontati allo stesso periodo degli anni precedenti.

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