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Misure di welfare aziendale, oneri deducibili e detraibili: assistenza sanitaria integrativa – Dichiarazione dei redditi 2019

Autore: Maria Sole Ferrieri Caputi
Bio: ADAPT Junior Fellow

Con specifico riferimento ad alcune misure che possono essere oggetto, alternativamente, tanto di un piano di welfare aziendale (art. 51 TUIR) quanto delle disposizioni in materia di oneri deducibili (10 TUIR) e detraibili (art. 15 del TUIR) andiamo a riepilogare brevemente quali sono le condizioni previste e i relativi benefici fiscali di cui si potrebbe differentemente fruire in materia di assistenza sanitaria integrativa.

Assistenza sanitaria integrativa: deducibilità

Non solo previdenza complementare, il nostro sistema fiscale prevede la deducibilità in sede di dichiarazione dei redditi anche per le misure di assistenza sanitaria integrativa. Tale disposizione è infatti da rintracciarsi ancora all’art. 10 del TUIR, ma stavolta alla lett. e-ter), per cui i «contributi versati, fino ad un massimo di euro 3.615,20, ai fondi integrativi del Servizio sanitario nazionale istituiti o adeguati ai sensi dell’articolo 9 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, che erogano prestazioni negli ambiti di intervento stabiliti con decreto del Ministro della salute da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione. Ai fini del calcolo del predetto limite si tiene conto anche dei contributi di assistenza sanitaria versati ai sensi dell’articolo 51, comma 2, lettera a)». Si noti come tale disposizione si applichi solo ai “Fondi integrativi del SSN” e si riferisca al reddito personale complessivo e non al reddito da lavoro dipendente. Nel modello di dichiarazione 730  queste somme rientrano nel rigo E26 “Altri oneri deducibili” della Sezione II “Spese e oneri per i quali spetta la deduzione dal reddito complessivo”.  La deduzione è prevista anche qualora la spesa sia stata sostenuta per le persone fiscalmente a carico (purché per la parte da loro non dedotta). Nel “Modello 730 – Istruzioni per la compilazione” si specifica inoltre che, in relazione ai contributi versati a forme di assistenza sanitaria integrativa, «nella verifica del limite di 3.615,20 euro concorre anche l’importo […] che è già stato dedotto dal datore di lavoro e che non deve pertanto essere indicato in questo rigo. L’importo indicato nel punto 441 della Certificazione Unica concorre per l’intero ammontare alla verifica del limite di 3.615,20 euro, anche se parte di esso è relativo a contributi di assistenza sanitaria versati ad enti o casse aventi esclusivamente fine assistenziale in conformità a disposizioni di contratto o di accordo o di regolamento aziendale, anche in favore di familiari non fiscalmente a carico del lavoratore».

Welfare aziendale

Più ampio è invece il disposto sul welfare aziendale in materia di assistenza sanitaria (rinvenibile nella lett. a, comma 2 dell’art. 51 del TUIR) che riferendosi al reddito da lavoro dipendente prevede l’esclusione dei «contributi di assistenza sanitaria versati dal datore di lavoro o dal lavoratore ad enti o casse aventi esclusivamente fine assistenziale in conformità a disposizioni di contratto o di accordo o di regolamento aziendale, che operino negli ambiti di intervento stabiliti con il decreto del Ministro della salute di cui all’articolo 10, comma 1, lettera e-ter), per un importo non superiore complessivamente ad euro 3.615,20. Ai fini del calcolo del predetto limite si tiene conto anche dei contributi di assistenza sanitaria versati ai sensi dell’articolo 10, comma 1, lettera e-ter)». Per una definizione del quadro normativo in materia di assistenza sanitaria integrativa nonché sulle tipologie dei fondi integrativi del SSN e degli enti o casse aventi finalità assistenziale si rimanda a questi articoli di S. Fernandez, Assistenza sanitaria integrativa: definizione e quadro normativo di riferimento / 2 e Conversione del premio di risultato in contributi di assistenza sanitaria integrativa.

Box 1 – Differenza tra fondi sanitari ed enti e casse aventi finalità assistenziale

Agenzia delle Entrate, Indagine conoscitiva in materia di fondi integrativi del servizio sanitario, Camera dei deputati, Relazione aggiornata al 15 maggio 2019

A differenza dei fondi sanitari integrativi, gli enti o casse aventi esclusivamente fine assistenziale, richiamati dal citato art. 51 del TUIR, possono, invece, finanziare anche prestazioni sostitutive rispetto a quelle già erogate dal Servizio sanitario nazionale. Secondo il Ministero della salute: “il legislatore, dunque, aveva ben presente la predetta distinzione, e il fatto che, con riguardo al reddito complessivo, abbia previsto la deducibilità dei soli contributi versati ai fondi integrativi del servizio sanitario nazionale, mentre quella dei contributi versati agli enti o casse aventi esclusivamente fini assistenziali sia stata riferita solo al reddito da lavoro dipendente, depone a favore della tesi secondo cui le due fattispecie non possano essere accomunate”

Si ricorda inoltre che lo scorso anno l’Agenzia delle Entrate è intervenuta con la Circolare 5/E, del 29 marzo 2018 chiarendo che è possibile riconoscere tali benefici fiscali solo ai contributi versati a casse sanitarie che abbiano una finalità mutualistica. Diversamente, ovvero qualora sia riscontrabile una stretta correlazione tra quanto versato per ciascun iscritto/dipendente e quanto da questi percepito in termini di prestazioni da parte della cassa, non è possibile far rientrare questi contributi nel disposto dell’art. 51 del TUIR e non sarà dunque possibile escluderli dalla concorrenza al reddito da lavoro dipendente. La pronuncia dell’Agenzia è stata chiara nello specificare come quest’ultimo tipo di casse, anche c.d. zainetti sanitari, non possano rientrare nella suddetta previsione del TUIR.

Infine, si ricorda che tutti i contributi versati all’assistenza sanitaria integrativa, siano essi oneri deducibili (vedi paragrafo precedente) oppure forme di welfare aziendale (art. 51, comma 2, lett. a del TUIR), concorrono complessivamente al raggiungimento del limite dei 3.615,20 euro. Tale limite può essere superato, sino ad arrivare a 6.615,20 euro, qualora anche il premio di risultato (attualmente massimo 3.000 euro) venisse convertito in contributi di assistenza sanitaria versati ad enti o casse aventi esclusivamente fine assistenziale (similmente a quanto previsto per la previdenza complementare). Sul punto è infatti intervenuta l’Agenzia delle Entrate, Circolare 5/E, del 29 marzo 2018 specificando che «Dal periodo d’imposta 2017, pertanto, i contributi versati ad enti o casse aventi esclusivamente fine assistenziale in sostituzione di premi di risultato non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente anche se aggiuntivi a contributi già versati dal datore di lavoro o dal lavoratore per un importo di euro 3.615,20. A tale importo potrà infatti aggiungersi l’ulteriore importo di contributi esclusi dal reddito nel limite massimo di euro 3.000 (elevato ad euro 4.000 in caso di premi erogati da aziende che abbiano adottato forme di coinvolgimento paritetico dei lavoratori nella organizzazione del lavoro sulla base di contratti stipulati entro il 24 aprile 2017)» [p 20-21]. È tuttavia la stessa Circolare 5/E a specificare che, proprio a differenza della previdenza complementare, «la legge di Bilancio 2017 non ha dettato disposizioni per disciplinare gli effetti della detassazione dei contributi in esame sulla prestazione sanitaria resa dalla cassa sanitaria ed in particolare sulla deducibilità o detraibilità delle spese sanitarie rimborsate dalla cassa» [p. 21]. Sul punto di tornerà nel paragrafo sottostante.

Prestazioni e detraibilità

Guardando infine alle spese sanitarie rimborsate, ovvero alle prestazioni a cui la persona accede attraverso l’assistenza sanitaria integrativa, si specifica che non possono essere indicate come spese sostenute (nei righi da E1 a E4 modello 730 – spese per cui spetta la detrazione d’imposta): «le spese sanitarie rimborsate a fronte di contributi per assistenza sanitaria versati dal datore di lavoro o ente pensionistico o dal contribuente a enti o casse con fine esclusivamente assistenziale, sulla base di contratti, accordi o regolamenti aziendali, e che, fino all’importo complessivo di 3.615,20 euro, non hanno contribuito a formare il reddito imponibile di lavoro dipendente. La presenza di questi contributi è segnalata al punto 441 della Certificazione Unica. Se nel punto 442 della Certificazione Unica viene indicata la quota di contributi sanitari che, essendo superiore al limite di 3.615,20 euro, ha concorso a formare il reddito, le spese sanitarie eventualmente rimborsate possono, invece, essere indicate proporzionalmente a tale quota. Nella determinazione della proporzione si deve tener conto anche di quanto eventualmente riportato nel punto 575 e/o 585 della Certificazione Unica 2019» (Modello 730 – Istruzioni per la compilazione).

Questa disposizione dunque esclude la possibilità di usufruire della detrazione per le spese rimborsate dalle forme di assistenza sanitaria integrativa a cui la persona o il lavoratore è iscritto per la parte derivante da contributi già dedotti. Frequentemente però tali forme di assistenza sanitaria integrativa non rimborsano l’intera prestazione, prevedendo una franchigia, o coprendo, ad esempio, solo una parte del ticket per le prestazioni dal SSN. In tal senso resterà dunque possibile usufruire della detrazione del 19% ma solo per le spese rimaste a carico e non rimborsate (art. 15, comma 1, lett. c del TUIR). Anche la Circolare 5/E del 29 marzo 2018 aveva infatti precisato che la deducibilità o la detraibilità delle spese sanitarie nel caso in cui vengano rimborsate dalla cassa sarà possibile soltanto nella misura in cui la relativa spesa sia rimasta a carico del contribuente. Si ricorda inoltre che più in generale è prevista in dichiarazione dei redditi una detrazione del 19% dell’imposta per le spese sostenute per le prestazioni sanitarie, anche rivolte a familiari a carico, per l’importo eccedente 129,11€ (di cui all’art. 15, comma 1, lett. c del TUIR).

Per quanto riguarda i contributi sanitari versati alla cassa che invece hanno concorso alla formazione del reddito da lavoro dipendente, a seguire, si riporta l’esempio proposto dall’Agenzia delle Entrate, Circolare 13/E,  del 31 maggio 2019, “Guida alla dichiarazione dei redditi delle persone fisiche relativa all’anno d’imposta 2018” [p. 30-31]. L’Agenzia spiega come, nelle ipotesi in cui i contributi versati risultino di ammontare superiore all’importo agevolato di euro 3.615,20, si possa portare in detrazione anche una quota delle spese rimborsate (oltre a tutte quelle non rimborsate). Tale quota è «calcolata sulla base della percentuale risultante dal rapporto tra i contributi versati in eccedenza (rispetto al suddetto limite di euro 3.615,20) e il totale dei contributi versati (Circolare 1.06.1999 n. 122, risposta 1.1.2 e la Circolare 12.06.2002 n. 50, risposta 6.1). La presenza di tali contributi versati in misura eccedente è desumibile dal punto 442 della CU 2019» [p. 31].

 

Quel che si sottolinea, anche qui, è l’inammissibilità di godere del “doppio beneficio”. Il beneficio della detraibilità del 19% è alternativo rispetto al fatto che tali spese siano state rimborsate da enti, casse aventi finalità assistenziale e fondi sanitari qualora i contributi versati verso di questi siano stati dedotti dal reddito personale oppure, più in generale, tali prestazioni siano messe a disposizione del lavoratore, anche per i suoi familiari, dall’azienda ai sensi dell’art. 51, comma 2 lett. f del TUIR non concorrendo alla formazione del reddito da lavoro dipendente.

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