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Misure di welfare aziendale e oneri deducibili: previdenza complementare – Dichiarazione dei redditi 2019

Autore: Maria Sole Ferrieri Caputi
Bio: ADAPT Junior Fellow

Con specifico riferimento ad alcune misure che possono essere oggetto, alternativamente, tanto di un piano di welfare aziendale (art. 51 TUIR) quanto delle disposizioni in materia di oneri deducibili (10 TUIR) andiamo a riepilogare brevemente quali sono le condizioni previste e i relativi benefici fiscali di cui si potrebbe differentemente fruire in materia di previdenza complementare.

Previdenza complementare

L’art. 10 del TUIR alla lett. e-bis) permette la deducibilità dal reddito personale dei contributi versati alle forme pensionistiche complementari, anche per familiari a carico, nel limite dei 5.164,57 € e alle altre condizioni previste dal d.lgs 5 dicembre 2005, n. 252, in particolare dall’art. 8. Tra queste la possibilità che tale limite possa essere incrementato, limitatamente ai primi cinque anni di contribuzione, di un importo non superiore ad euro 2.582,29 per i lavoratori di prima occupazione.

Non deve essere considerato entro queste soglie l’eventuale TFR destinato alla previdenza complementare che dunque non potrà considerarsi deducibile. Questo in ragione del fatto che il particolare istituto del TFR è soggetto a tassazione separata e non è considerato reddito imponibile ai fini della dichiarazione dei redditi.

Tornando agli oneri versati alla previdenza complementare (deducibili o meno) che entrano nel modello di Dichiarazione dei Reddito – 730 per il 2019 tali voci devono essere inserite nella “Sezione II –  Spese e Oneri per i quali spetta la deduzione dal reddito complessivo” (righe E27, E28, E29, E30).

Come ricordano le istruzioni alla compilazione del modello 730 pubblicate dall’Agenzia delle Entrate: «Il contribuente non è tenuto alla compilazione dei righi da E27 a E30 se non ha contributi per previdenza complementare da far valere in dichiarazione. Questa situazione si verifica se, in assenza di ulteriori versamenti per contributi o premi non dedotti, relativi ad altre forme di previdenza integrativa, non è indicato alcun importo al punto 413 della Certificazione Unica 2019 […] Per i contributi versati a fondi negoziali tramite il sostituto di imposta, se nel punto 411della Certificazione Unica è indicato il codice 1, i dati da indicare sono quelli riportati nei punti 412 e 413 della Certificazione Unica. Per i contributi versati ai fondi negoziali, nonché alle forme pensionistiche individuali, senza il tramite del sostituto di imposta, si dovrà indicare l’ammontare dei versamenti di cui si richiede la deduzione». Per un approfondimento sui dati riportati in CU si rimanda alle relative istruzioni di compilazione (pp. 30-31).

Modello 730 – 2019 / Contributi per previdenza complementare

Modello CU– 2019 / Contributi per previdenza complementare

Si ricorda infine che per quanto riguarda i dipendenti pubblici dal 1° gennaio 2018 si applicano le medesime disposizioni previste per i dipendenti privati riguardo la deducibilità dei premi e contributi versati per la previdenza complementare.

Welfare aziendale

Qualora i contributi a forme di previdenza complementare siano stati versati dal datore di lavoro, ai sensi dell’art. 51, comma 2, lett. h del TUIR non saranno invece deducibili dal reddito complessivo personale in sede di dichiarazione dei redditi. Ciò si deve al fatto che, tali contributi pagati dal datore di lavoro, non avendo concorso alla determinazione del reddito di lavoro dipendente risultino secondo normativa esclusi dalla base imponibile e quindi già agevolati fiscalmente. Diversamente si concretizzerebbe una sorta di doppio sgravio reddituale per il dipendente sulla cui impossibilità proprio nell’ambito della previdenza complementare si è espressa l’Agenzia delle Entrate Circolare 21 aprile 2009, n.18/, risposta n. 7. Anche qui vale in generale il limite dei 5.164,57 € che può tuttavia essere superato sino ad arrivare a 8.164,57€ qualora anche il premio di risultato (massimo 3.000) venisse convertito in previdenza complementare. Sul punto è intervenuta l’Agenzia delle Entrate, Circolare 5/E, del 29 marzo 2018 specificando che : «i contributi alla previdenza complementare se versati in sostituzione del premio di risultato possono, pertanto, essere esclusi dalla formazione del reddito complessivo del lavoratore per un importo di euro 8.164,57 potendo aggiungersi al limite di deducibilità di euro 5.164,57 (incrementato come sopra detto per i lavoratori di prima occupazione)».

Infine si ricorda che sempre la stessa Agenzia delle Entrate, Circolare 5/E, del 29 marzo 2018  ha chiarito l’ammissibilità di un’ulteriore misura di favore per i premi di risultato versati alla previdenza complementare.

Il riferimento è alla deroga disposta dalla Legge di Bilancio 2017 rispetto a quanto previsto dall’art. 11, comma 6, del d.lgs. n. 252 del 2005. L’art. 11 prevede l’imponibilità delle prestazioni di previdenza complementare per il loro ammontare complessivo, al netto dei contributi non dedotti. In altre parole, al momento della loro corresponsione le prestazioni di previdenza complementare, siano esse erogate sotto forma di rendita che di capitale, sono tassate per l’ammontare dei contributi portati annualmente in deduzione. Ricordiamo che tale imponibilità si concretizza in un’imposta sostitutiva del 15 per cento al momento futuro dell’erogazione (vi è inoltre la possibilità di ridurre questa percentuale nella misura di una quota pari a 0,30 punti percentuali per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione a forme pensionistiche complementari con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali).

Tuttavia, la legge di Bilancio 2017 ha stabilito invece che per i contributi versati alla previdenza complementare in sostituzione dei premi di risultato è possibile far valere, non solo la deduzione dal reddito personale nella dichiarazione dei redditi dell’anno di versamento, ma anche la successiva deduzione dalla base imponibile previdenziale. Non sarà quindi calcolata, su queste somme, l’imposta sostitutiva del 15 per cento al momento futuro dell’erogazione della prestazione pensionistica.

Conversione del Premio di risultato in previdenza complementare

Agenzia delle Entrate, Circolare 5/E, del 29 marzo 2018:

«Ne consegue che entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui i contributi sono stati versati, alla forma previdenziale complementare, il contribuente è tenuto a comunicare a quest’ultima sia l’eventuale ammontare di contributi non dedotti, che l’importo dei contributi sostitutivi del premio di risultato che, seppur non assoggettati ad imposizione, non dovranno concorrere alla formazione della base imponibile della prestazione previdenziale. Considerata la ratio della disposizione in esame, si è dell’avviso che l’equiparazione dei contributi sostitutivi del premio di risultato a quelli non dedotti dal reddito, operi non solo in caso di erogazione della prestazione pensionistica ma anche nell’ipotesi di erogazione di anticipazioni o di riscatto della prestazione stessa, dovendo intendersi che il riferimento all’art. 11, comma 6, del decreto legislativo n. 252 del 2005 (disciplinante il regime della prestazione), operato dalla lett. c) del comma 160, preveda un criterio generale di determinazione della base imponibile della erogazione generata dai contributi versati in sostituzione dei premi di risultato»

La conversione del premio di risultato appare essere un modo notevolmente vantaggioso per alimentare l’istituto della previdenza complementare poiché, non solo permette di ampliarne i limiti della non concorrenza alla formazione del reddito da lavoro dipendente e conseguentemente della deducibilità al momento della contribuzione, ma offre anche la possibilità che tali somme vengano comunque dedotte successivamente dalla base imponibile reddito pensionistico generato.

 

 

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