Esperienze welfare

L’esperienza di Comac / Welfare aziendale e trasformazioni del lavoro

Autore: Maria Sole Ferrieri Caputi
Bio: ADAPT Junior Fellow

Comac S.r.l. è un’azienda italiana, presente in 35 paesi del mondo, la cui sede si trova a Bonate Sotto (BG). Opera nel settore metalmeccanico ed è specializzata nella produzione di macchine per il settore infustamento e imbottigliamento. Nata nel 1990, dal giugno scorso è entrata a far parte del gruppo CFT con sede a Parma e oggi occupa circa 150 lavoratori in Italia.

È stato possibile studiare il loro caso aziendale ai fini della nostra ricerca che indaga la relazione tra welfare occupazionale e aziendale e la (nuova) grande trasformazione del lavoro all’interno del sistema di relazioni industriali.

Intervista a:

Dott.ssa Giuliana Rossini

Responsabile delle Risorse Umane Comac 

 

Come nasce il welfare aziendale in Comac e quali sono le misure a oggi presenti?

“Da gennaio 2018 abbiamo introdotto un piano incentivante legando l’erogazione del welfare per metà al raggiungimento di obiettivi di reparto e per metà all’indicatore EBITDA. Tra le prestazioni di welfare abbinate al sistema incentivante troviamo misure a sostegno dell’istruzione dei figli, servizi per la cura dei familiari, previdenza integrativa e servizi rivolti al benessere, alla cultura e al tempo libero.

A queste si affiancano ulteriori iniziative, non legate al raggiungimento di obiettivi. Per quanto riguarda la formazione mettiamo a disposizione di tutti i collaboratori un corso d’inglese in azienda articolato 4 giorni su 5 e differenziato a seconda dei livelli. Per i giovani abbiamo inoltre un’Academy aziendale e finanziamo master e business school.

Con riferimento alla conciliazione vita-lavoro cerchiamo di andare incontro alle esigenze dei nostri lavoratori dando la possibilità di usufruire della massima flessibilità oraria possibile in base a quelle che sono le loro esigenze di vita. Abbiamo sviluppato inoltre alcune convenzioni che riguardano una tintoria, il dentista e un servizio massaggi, che vengono svolti direttamente in azienda. Ma il benessere del lavoratore passa anche dall’ambiente e dal luogo di lavoro. Per questo in azienda abbiamo realizzato una palestra a uso gratuito, un giardino multisensoriale, una sala multimediale con quotidiani in edizione digitale e film in lingua, una sala break e abbiamo introdotto nella nostra mensa il servizio doggy bag. Proponiamo inoltre eventi di team building e culturali.

L’attenzione verso i nostri collaboratori ci è stata anche riconosciuta dall’assegnazione del premio Welfare Champion per il settore industria al Welfare Index PMI 2018. Ulteriori servizi in fase di progettazione riguardano la presenza di un maggiordomo aziendale per piccole incombenze, la ricezione dei pacchi con merce acquistata on-line, il ritiro della spesa, il lavaggio auto e il meccanico in azienda.”

 

In che modo date attuazione alle due principali novità dell’ultimo CCNL, ovvero le previsioni su flexible benefit e formazione?

“Per i flexible benefit previsti da contratto abbiamo scelto l’erogazione tramite buoni carburante, per noi più facilmente gestibili, considerato anche che sul resto abbiamo un sistema di welfare aziendale sviluppato. Inoltre la convenzione con il distributore qui in zona ci permette di portare un reale vantaggio ai collaboratori.

Sulla formazione il nostro impegno, da sempre, va oltre a quello previsto da contratto. I neo-diplomati e i neo-laureati in Comac possono costruirsi una professione e diventare specialisti sia attraverso corsi di formazione tecnica sia attraverso l’esperienza e la guida dei colleghi più esperti. Investiamo in tutte le persone anche con attività individuali pensate su misura al fine di potenziarne le capacità. In altre parole mi piace pensare che la persona ci metta la materia prima, il tessuto, e Comac riesca a tirar fuori un bell’abito. L’organizzazione nel suo complesso segue questo percorso di crescita delle persone.”

 

Quali cambiamenti organizzativi e produttivi sta affrontando la vostra realtà e quali sfide porta con sé Industria 4.0?

“Per quanto riguarda Industria 4.0 il discorso non è semplice perché presuppone l’integrazione e la sinergia tra due parti: quella più tecnica e quella organizzativa. Sicuramente rappresenta qualcosa di nuovo, che necessita da un lato di essere gestito con chi ha competenze tecniche ed è capace di entrare nel merito coi fornitori, dall’altro compete alla funzione risorse umane il compito di capire se questo genera esigenze formative e se le persone coinvolte sono in grado di gestire il cambiamento oppure no. C’è la necessità che le innovazioni tecnologiche, gli strumenti informatici e le funzioni in organigramma procedano di pari passo.

Cresce inoltre l’idea di trovare dei sistemi di lavoro da remoto in particolare su figure difficili da reperire. Questo amplia anche la platea di potenziali candidati che possiamo prendere in considerazione. In futuro, per le mansioni o i lavori che si possono svolgere da remoto, la geografia sarà relativa.”

 

È stata fatta una riflessione interna rispetto ai trend di invecchiamento della popolazione aziendale?

“L’invecchiamento anagrafico è un aspetto che avrà un impatto sempre maggiore sulla nostra organizzazione aziendale e richiederà, ancor di più, di essere gestito. Da qui nasce, in parte, anche l’esigenza di welfarizzare l’azienda per permettere a persone che saranno qui oltre i 60 anni di età di lavorare. Occorrerà trovare mansioni che riqualificano le persone che fisicamente non possono più svolgere un certo lavoro.

Parallelamente, guardando ai trend demografici, è logico aspettarsi che assisteremo anche a una crescita del carico di compiti di care giver verso genitori anziani o non autosufficienti. A tal proposito stiamo pensando di creare delle convenzioni integrate con il servizio offerto dalle cooperative a Bergamo alle persone non autosufficienti. Questo nell’ottica di permettere al lavoratore di poter venire a lavorare serenamente sapendo che il genitore è seguito e assistito nel modo migliore possibile. Una soluzione diversa, ma che in parte si adatta alle esigenze di cura dei familiari, è anche quella dello smart-working.

Cerchiamo inoltre di affrontare il tema dell’invecchiamento delle competenze attraverso un aggiornamento continuo e un confronto all’interno delle reti in cui siamo inseriti. Il confronto è importante per comprendere il proprio posizionamento su alcuni ambiti e se si hanno le relative competenze o se, invece, è necessario un investimento per colmare questo gap.”

 

Come si inserisce il welfare aziendale nella relazione con il territorio e con gli attori della rappresentanza?

 “Il confronto con le altre aziende è sempre importante, così come la possibilità di condividere best practices e soluzioni operative sia sul welfare che più in generale sulle risorse umane.  Il welfare aziendale rappresenta uno strumento di attraction di potenziali candidati ma comunque per alcuni profili si riscontra una difficoltà di reperimento, se non una totale assenza, sul territorio. Per questo poniamo particolare attenzione, proprio in raccordo con scuole ed enti di formazione, anche allo sviluppo di progetti di alternanza-scuola lavoro e all’attivazione di apprendistati che ci permettano di formare quelle risorse che il sistema formativo territoriale non produce.

A questo si aggiunge un senso di responsabilità sociale, che io comunque ricollego al welfare, che ci porta a sviluppare anche progetti di diversity management con l’inserimento di persone disabili in mansioni di effettiva utilità per l’azienda.”

 

Al di là dello scambio contrattuale lavoro/retribuzione quali elementi si inseriscono nel rapporto tra azienda e lavoratori?

 “Pensando alla nostra realtà, la retribuzione è solo una parte di quello che offre Comac ai dipendenti. Il welfare, le possibilità di sviluppo di carriere professionali altamente specializzate e tutto quello che va al di là degli aspetti meramente retributivi contribuiscono a caratterizzare un’azienda e a definirne il suo potenziale attrattivo verso le persone. Il welfare è un modo per approcciare l’individuo nella sua complessità dal punto di vista della persona, non solo dal punto di vista dello stipendio.”

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