Trasformazioni del lavoro

Le ragioni di una piattaforma di open innovation sul welfare

Autore: Michele Tiraboschi
Bio: Ordinario di diritto del lavoro e direttore del centro studi DEAL (Diritto, Economia, Ambiente, Lavoro) presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Responsabile del rapporto sul welfare occupazionale e aziendale in Italia promosso da Ubi Welfare e dalla Scuola di alta formazione in relazioni industriali e di lavoro di ADAPT

Nasce oggi Welfare for People, una piattaforma di open innovation dedicata al welfare aziendale ed occupazionale che si inserisce nell’alveo delle iniziative che animano l’Osservatorio UBI Welfare, del quale la Scuola di alta formazione di ADAPT ha il coordinamento scientifico. Una piattaforma che nasce con la volontà di contribuire al dibattito in corso sul tema e che sarà la base per un lavoro dinamico e costante di costruzione del Rapporto Welfare for People che, con cadenza annuale, ne riassumerà e metterà a sistema i contenuti.

Non sono pochi i motivi che sembrano mostrare l’urgenza di un luogo di osservazione, analisi e progettazione di un fenomeno crescente come quello del welfare occupazionale. La rilevante e crescente diffusione dei piani di welfare in azienda è, ad oggi, infatti, solo parzialmente censita nel nostro Paese. Studiosi, operatori e addetti ai lavori hanno più volte lamentato, in parallelo all’arretramento del welfare pubblico e al rapido susseguirsi di interventi legislativi di incentivazione e sostegno a forme di welfare aziendale, la scarsità di fonti affidabili e non meramente promozionali.

Non si tratta, unicamente, di contribuire a misurare le esatte dimensioni del fenomeno, tanto a livello di settore produttivo che di territorio. Poco e male indagate sono, prima ancora, le sue ragioni più profonde, oltre la mera leva della norma-incentivo, e conseguentemente le sue possibili prospettive evolutive nel nostro sistema di relazioni industriali e nel raccordo, che non appare certo scontato e tanto meno meccanico, con il sistema pubblico di welfare.

L’assenza di una cultura della valutazione delle politiche pubbliche, comprese le misure di incentivazione economica, contribuisce a spiegare la mancanza di dispositivi istituzionali di monitoraggio del welfare aziendale analoghi a quelli presenti in altri Paesi, là dove le ricerche promosse da soggetti privati scontano, agli occhi degli osservatori neutrali e della opinione pubblica, alcune evidenti criticità che non le rendono (ancora) strumenti efficaci e pienamente attendibili, almeno a livello progettuale e scientifico, per inquadrare con precisione le dimensioni qualitative e quantitative del fenomeno.

Mi riferisco, in particolare:

– al campo di indagine che il più delle volte appare parziale (per ambiti disciplinari e temi coperti dalle singole ricerche) ed episodico (per intensità e continuità dei rapporti) e, in ogni caso, privo di adeguati punti di contatto con le dinamiche complessive del sistema di welfare presente nel nostro Paese;

– alla assenza di un quadro di riferimento concettuale e di un apparato terminologico condiviso: le politiche di gestione del personale, le prassi del sistema di relazioni industriali e le molteplici iniziative di sostegno ricondotte al welfare aziendale possono variare sensibilmente da rapporto a rapporto senza beneficiare di una compiuta analisi di contesto e di visione di quello che, a tutta evidenza, pare un welfare sempre meno indotto dall’attore pubblico e sempre più incentrato su persone, imprese, territori e comunità;

– alla prevalenza di letture riduzionistiche del fenomeno: vuoi come più o meno convinta e consapevole risposta degli attori del sistema di relazioni industriali all’arretramento dello Stato e del welfare pubblico; vuoi come opportunità, o anche mero espediente, usato in modo strumentale al solo fine di abbattere il costo del lavoro; vuoi, infine, quale pratica riconducibile alla c.d. responsabilità sociale di impresa nella prospettiva di una maggiore distribuzione del valore creato dalla impresa;

– alla assenza, rispetto a quanto rilevato al punto che precede, di una sensibilità di relazioni industriali tale da ricondurre le analisi sul welfare di livello aziendale, indifferentemente unilaterale o pattizio (cioè contrattato), alle più complessive logiche dello scambio tra «lavoro contro retribuzione» definite, a livello di settore, dai diversi contratti collettivi nazionali di categoria e, a livello territoriale, in ragione dei marcati divari geografici ancora presenti nel tessuto produttivo del nostro Paese;

– all’esiguo campione di aziende e di piani di welfare aziendale presi in considerazione dalle singole ricerche, non di rado senza una adeguata consapevolezza metodologica come avviene quando si comparano e analizzano dentro uno identico quadro di riferimento concettuale e valutativo contratti aziendali e casi di studio relativi ad imprese che appartengono a diversi sistemi di relazioni industriali (in quale contratto collettivo nazionale di lavoro si colloca cioè il singolo caso aziendale);

– all’eccessivo legame tra centro di ricerca e soggetto promotore/finanziatore che ha determinato, nel corso degli anni, una finalizzazione e un utilizzo di queste analisi più a fini promozionali che scientifici e progettuali in chiave di lettura dei (e di risposta ai) nuovi bisogni di sicurezza della persona e delle trasformazioni d’impresa indotte dalla tecnologia e anche da profondi cambiamenti demografici nella popolazione aziendale.

Obiettivo dell’Osservatorio e quindi di questa piattaforma è proprio quello di contribuire a superare le richiamate criticità nello studio e nella lettura delle dinamiche del welfare aziendale.

Possiamo invece subito anticipare alcune scelte metodologiche che intendono caratterizzare e distinguere il nostro contributo alla analisi del welfare aziendale rispetto ai rapporti e studi già esistenti e precisamente:

  • l’Osservatorio UBI Welfare è uno strumento dinamico, anche in termini progettuali e di accompagnamento a iniziative locali e nazionali di comunità, per contribuire allo studio del fenomeno e al monitoraggio sistematico della diffusione di tutti i beni, prestazioni, opere e servizi elencati nell’art. 51, commi 2 e 3, del Testo Unico delle imposte sui redditi (TUIR) con lo scopo di condurre ad un Rapporto che non sia una monade ma il risultato di tale dinamicità;
  • il tentativo di fornire, preliminarmente e parallelamente al lavoro di mappatura e monitoraggio del fenomeno, un imprescindibile quadro di riferimento concettuale e un apparato terminologico condiviso facendo dialogare le fonti normative (giuslavoristiche e tributarie) con le politiche di gestione del personale e le prassi degli attori del sistema di relazioni industriali;
  • la forte caratterizzazione in termini di relazioni industriali dell’Osservatorio (e quindi del Rapporto) in modo da inquadrare le tendenze in atto a livello di singole aziende o gruppi di imprese entro una logica di sistema e, precisamente, nel contesto del sistema della contrattazione collettiva nazionale di settore e dei principali accordi territoriali di riferimento; ciò anche attraverso il confronto costante e il coinvolgimento diretto nell’Osservatorio UBI Welfare di alcuni dei principali attori del nostro sistema di relazioni industriali sia sul versante datoriale che su quello sindacale;
  • la riconduzione del welfare aziendale dentro le dinamiche della nuova grande trasformazione del lavoro e della impresa che, sempre più, legano i sistemi contrattuali e di relazioni industriali a quelli del welfare (pubblico e privato) dentro il più ampio contenitore del welfare occupazionale, andando oltre i semplici confini fisici della singola impresa tanto da incidere profondamente sulle logiche della produttività del lavoro e non solo su quelle redistributive fino al punto di concorrere in termini strutturali alla riscrittura dello scambio lavoro contro retribuzione;
  • la messa a punto di una strumentazione flessibile per la misurazione e valutazione dei diversi casi di welfare aziendale e occupazionale tale da consentire agli attori del sistema di relazioni industriali, così come ai lavoratori e alle imprese, di prendere una maggiore consapevolezza delle iniziative e delle sperimentazioni avviate e che cercano di intrecciare un modo moderno di fare impresa con una idea ancora forte e tecnicamente precisa di welfare quale risposta cioè a un bisogno reale di sicurezza di persone, comunità, settori produttivi.

L’avvio di un osservatorio permanente e il tentativo di una analisi condotta, anno dopo anno, nella prospettiva di funzionamento dei sistemi nazionali e locali di relazioni industriali e di welfarenon ha, in ogni caso, una valenza meramente scientifica e di monitoraggio. L’obiettivo del gruppo dei ricercatori di ADAPT coinvolti nella presente iniziativa è anche quello di rispondere in termini pragmatici – non solo a livello informativo, ma anche di assistenza progettuale verso istituzioni, comunità locali, imprese e associazioni di rappresentanza datoriali e sindacale – a quella che, allo stato, pare la grande criticità del welfare aziendale e cioè il suo sviluppo frammentario e diseguale tanto per contenuti che per aree di intervento in funzione del tipo di settore, del territorio di riferimento, della dimensione aziendale, della tipologia di lavoratori e dei contratti con cui vengono assunti. Come è stato osservato da Tiziano Treu «la possibilità di contrastare un simile rischio non dipende dalla evoluzione spontanea delle dinamiche sociali e negoziali; richiede che le varie esperienze vengano inserite in un quadro d’insieme che ne orienti le priorità e gli obiettivi delle esperienze, senza snaturarne la natura e i caratteri privatistici» (Treu, 2016).

Lasciando ai decisori politici e agli attori del sistema di relazioni industriali la definizione degli obiettivi di policy e delle relative priorità, con la piattaforma che lanciamo oggi ci proponiamo, pertanto, un duplice e ambizioso obiettivo: offrire, per un verso, un quadro sufficientemente ampio e attendibile di informazioni, casistiche, modelli e linee di azione utile a orientare nel merito le scelte di lavoratori e imprese; contribuire, per l’altro verso, a ricondurre in una logica di sistema le molteplici e variegate esperienze in atto inquadrando il tema del welfare aziendale e occupazionale più in generale nell’ambito di quella che, come gruppo di ricerca di ADAPT, abbiamo definito la nuova grande trasformazione del lavoro.

Ringrazio infine UBI Banca per il sostegno a questo esercizio di vera open innovation, che come tale è senza “controllo” e senza “padroni”, e per contribuire al finanziamento di due borse di studio della Scuola di alta formazione di ADAPT che ci consentono di animare questo spazio.

Welfare for People. Il welfare occupazionale e aziendale in Italia (copertina, indice, executive summary) 

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