Trasformazioni del lavoro

Lavoro di breve durata e accesso alle misure di welfare contrattuale/3 Assistenza sanitaria integrativa

Autore: Adua Maria Sabato
Bio: ADAPT Fellow - Scuola di dottorato in Formazione della persona e mercato del lavoro (Università degli studi di Bergamo)

L’assistenza sanitaria integrativa rappresenta la misura di welfare preferita dai lavoratori[1]. Si tratta di un istituto classico di welfare contrattuale che, seppur risenta di diversi interventi normativi, trova nella contrattazione collettiva origine e sviluppo. Inoltre, la stessa si presenta proprio come una forma per razionalizzare e utilizzare al meglio la spesa out of pocket (<<di tasca propria>>) che i cittadini sostengono in maniera individuale con lo scopo di integrare la spesa pubblica secondo i principi di solidarietà e cooperazione.

Da una mappatura sui fondi sanitari contrattuali condotta alla luce del D.L. 12 luglio 2018, n. 87, c.d. Decreto Dignità prendendo in considerazione 28 CCNL, emerge innanzitutto che i lavoratori somministrati che rientrano tra le tipologie di lavoratori a cui si applica la riforma del Decreto Dignità, non rientrano tra i destinatari dei fondi sanitari cui aderisce il datore di lavoro. A tale tipologia di lavoratori si applica il comma 3 dell’articolo 35 del D.lgs. 81/2015 che afferma, che i lavoratori somministrati, “hanno altresì diritto a fruire dei servizi sociali e assistenziali di cui godono i dipendenti dell’utilizzatore addetti alla stessa unità produttiva, esclusi quelli il cui godimento sia condizionato alla iscrizione ad associazioni o società cooperative o al conseguimento di una determinata anzianità di servizio”. Da questo articolo si desume che il diritto a fruire di questi servizi è esplicitamente escluso nel caso in cui il loro godimento sia condizionato alla iscrizione ad associazioni o società cooperative. Come si può osservare dalla lettura dei loro Statuti, i diversi fondi sanitari e previdenziali vengono costituiti come associazioni non riconosciute e, quindi, applicandosi l’inciso del comma 3 dell’art. 35 risulta legittima l’esclusione dei lavoratori in somministrazione dai fondi sanitari. Tali lavoratori però, aderiscono ad enti bilaterali (Forma.Temp ed Ebitemp) che prevedono diverse tutele tra cui quelle sanitarie.

Per questa ragione, l’analisi della contrattazione collettiva che è stata utilizzata per il lavoro di mappatura[2] ha dunque tenuto in considerazione esclusivamente i rapporti di lavoro a tempo determinato, escludendo quindi la casistica della somministrazione di lavoro a tempo determinato che, come precedentemente accennato, segue una propria disciplina.

Più nello specifico, dei 28 CCNL mappati, ben 26 prevedono la presenza di un Fondo sanitario, con la sola esclusione del CCNL Federculture e del CCNL Istituti socio-Sanitari e assistenziali. Tuttavia, seppur la maggior parte dei CCNL prevedano l’adesione dei lavoratori con contratto a tempo determinato, si osservano diversità relativamente alla durata del contratto, al valore attribuito all’assistenza sanitaria integrativa e alla permanenza nel fondo di riferimento.

Difatti, prendendo in considerazione i dati emersi[3] il 19% dei casi non prevede la possibilità di iscrizione da parte dei lavoratori assunti a tempo determinato, circoscrivendo la possibilità di iscrizione esclusivamente ai lavoratori con contratto a tempo indeterminato. Invece, tra i fondi che prevedono anche l’adesione dei lavoratori di breve durata è prevista la possibilità di adesione anche ai lavoratori con contratto a tempo determinato non inferiore a 12 mesi [4]; tale limite scende a 9 mesi [5] nell’8% dei casi, a 5 mesi [6]nel 12% dei casi e, in un solo caso a 3 mesi[7].  Inoltre, vi è anche un caso, il CCNL Chimici, in cui oltre ad una durata contrattuale minima di 6 mesi (escluso il periodo di prova), viene posto anche un ulteriore limite, ossia che il lavoratore abbia un orario minimo superiore al 50% di quello previsto contrattualmente. In due casi[8], invece, non si è riscontrata alcuna distinzione per i lavoratori con riferimento sia all’anzianità di servizio che alla tipologia contrattuale. Appare diverso il caso del Fondo sanitario PMI Salute, cui aderisce il CCNL Metalmeccanico Confimi, che non presenta alcuna distinzione con riferimento ad anzianità o tipologia contrattuale e lascia libera quindi l’adesione a tutti i lavoratori, anche di breve durata, ma vincola la permanenza nel fondo a 12 mesi creando quindi, indirettamente, un vincolo per i lavoratori di breve durata[9].

In sintesi, come per altre misure di welfare, prevale la scelta di consentire l’iscrizione ai fondi sanitari ai lavoratori a tempo determinato con un minimo di anzianità di servizio in azienda, con l’obiettivo di orientare questi interventi ed investimenti anche nei confronti dei lavoratori che sono legati alla stessa da un più lungo rapporto.

 

[1] Si veda, Primo rapporto Censis- Eudaimon 2018.

[2] Si veda nel volume V. Ferro, M. Menegotto, F. Seghezzi (a cura di), Il lavoro temporaneo tra contratti a termine e somministrazione. Prima analisi in vista del c.d. decreto dignità, ADAPT Labour Studies e-Book series, n. 72

[3] Si veda e-book Adapt “Il lavoro temporaneo tra contratti a termine e somministrazione Prima analisi in vista del c.d. decreto dignità”.

[4] CCNL Calzature (Commercio), CCNL Case di cura, CCNL Energia e Petrolio, CCNL Gas e Acqua, CCNL Giocattoli, CCNL Gomma Plastica, CCNL Occhiali, CCNL Penne, Spazzole e Pennelli, CCNL Sanificazione del tessile CCNL Studi professionali e Agenzie di assicurazione, CCNL Vetro e Lampade.

[5] CCNL Alimentare, CCNL Tessili.

[6] CCNL Metalmeccanici (Confapi), CCNL Metalmeccanici (Federmeccanica), CCNL Orafi e Argentieri.

[7] CCNL Turismo (Confcommercio).

[8] CCNL Edilizia e del CCNL Tabacco.

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