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La detrazione Iva sugli acquisti dei piani di welfare

Le imprese possono detrarre l’iva sugli acquisti dei piani di welfare: lo ha confermato anche la Cassazione.  La questione si era posta a seguito del contenzioso tra l’azienda Pinifarina S.p.a. e l’Agenzia delle Entrate, risolto a favore dell’impresa piemontese con l’ordinanza 22332/2018 della Corte di Cassazione.

Con riferimento a due avvisi di accertamento notificati nel 2007 per gli anni fiscali 2002 e 2003, l’Agenzia delle Entrate, richiamando il disposto degli articoli art. 19 e 19-bis.1, del d.P.R. n. 633 del 1972, contestava all’azienda di aver violato la normativa in materia detraendo l’IVA sulle spese per le vacanze offerte per figli dei dipendenti, per la formazione e per il trasporto del personale. Le spese per tali servizi erano stati anticipati da un’altra società del gruppo, tuttavia tale fattispecie non rileverebbe ai fini della detrazione dell’IVA che resta dunque possibile.

A supporto di tale posizione la Corte di Cassazione, ha richiamato una sentenza della Corte di Giustizia Europea, precisando che «il diritto alla detrazione dell’i.v.a. assolta è ammesso non solo quando sussiste un nesso diretto ed immediato tra una specifica operazione a monte ed una o più operazioni a valle, tale per cui le spese sostenute per acquistare i beni o i servizi gravati dall’imposta facciano parte degli elementi costitutivi del prezzo delle operazioni soggette ad imposta a valle che conferiscono diritto a detrazione, ma anche quando i costi dei servizi in questione facciano parte delle spese generali del soggetto passivo (cfr. Corte Giust. 29 ottobre 2009, SKF)».

 Inoltre, per quanto riguarda più in generale le spese per misure rivolte ai lavoratori dell’azienda, la Cassazione fa riferimento a un’altra sentenza della Corte di Giustizia Europea [cfr. Corte Giust. 18 luglio 2013, Maritza East] affermando che «i costi sostenuti per i servizi offerti dal datore di lavoro ai propri dipendenti possono essere considerati come aventi un nesso economico con il complesso delle attività economiche della contribuente medesima, risolvendosi nella acquisizione di prestazioni accessorie rispetto alle esigenze dell’impresa, per cui assumono rilevanza quali spese generali connesse al complesso delle attività economiche del soggetto passivo».

Per la Corte non è quindi possibile applicare il divieto di detrazione, invocato dall’Agenzia per le misure in oggetto richiamando gli artt. 19 e 19-bis [1] del d.P.R. n. 633 del 1972. Il principio che emerge è che dunque la piena ammissibilità della detrazione dell’IVA per le spese per i servizi di welfare offerti dall’impresa ai propri lavoratori.

 

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[1] Nella sua formulazione pro-tempore, non ammetteva la detrazione dell’imposta relativa alle prestazioni alberghiere, di somministrazioni di alimenti, bevande, trasporto di persone, transito stradale delle autovetture e degli autoveicoli (di cui all’articolo 54, lettere a) e c), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285) salvo che queste non fossero oggetto dell’attività propria dell’impresa.

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