Osservatorio

Il territorio bresciano / 1. Un inquadramento nella prospettiva del welfare

Autore: Maria Sole Ferrieri Caputi
Bio: ADAPT Junior Fellow

Nell’ambito dei lavori dell’Osservatorio ADAPT-UBI Welfare è stata condotta un’analisi dettagliata sul territorio di Brescia, ripresa e sintetizzata nel II Rapporto Welfare for People, 2019. L’obiettivo è stato quello di comprendere come si stia sviluppando il welfare aziendale sul territorio, con particolare attenzione al settore metalmeccanico, in connessione con le dinamiche dello scenario economico-produttivo e con i bisogni espressi dal contesto socio-demografico. Si inaugura oggi un ciclo di articoli che si svilupperà dando conto delle principali evidenze emerse sul territorio bresciano.

Società, demografia e bisogni nella prospettiva del welfare

Partendo da un inquadramento socio-demografico del territorio bresciano nella prospettiva del welfare sono stati presi in considerazione i trend demografici e le aree di possibile impatto e applicazione delle misure di welfare aziendale.

Demografia. La provincia di Brescia rappresenta la seconda della Lombardia (dopo Milano) per popolazione residente, raccogliendo il 12,6% della popolazione regionale. In linea con i trend attuali, si riscontra tuttavia una decrescita nonché una forte tendenza all’invecchiamento della popolazione. Quest’ultimo aspetto è particolarmente interessante: infatti nonostante la popolazione risulti essere ancora relativamente giovane in valori assoluti, se paragonata ai dati regionali e nazionali, si evidenzia una tendenza all’invecchiamento ben più accentuata. Tale trend va letto anche in relazione alle dinamiche della popolazione straniera residente. Il territorio si è infatti caratterizzato per una forte multiculturalità, con una percentuale di popolazione straniera residente più alta rispetto a Lombardia e Italia. Se da un lato storicamente la componente straniera ha contribuito a un parziale ringiovanimento della popolazione, la sua incidenza non è risultata abbastanza forte da frenare queste tendenze considerato anche che il saldo migratorio, che per anni aveva compensato il basso tasso di natalità bresciano, ha infatti mostrato una flessione negli ultimi anni.

Stato di salute.  La speranza di vita alla nascita dal 2008 è progressivamente aumentata (+ 1,7 anni) in modo significativo. Nel 2016 era di 83,4 anni (86 anni per le donne e 80,8 anni per gli uomini) mentre la speranza di vita a 65 anni vediamo era di 21,1 anni. Dati leggermente migliori del dato nazionale ma che mostrano un significativo gap di genere a favore delle donne.  Tra le principali cause di morte troviamo che i tumori e le patologie del sistema circolatorio causano i 2/3 dei decessi. Nel confronto con i dati nazionali e regionali si evidenzia come la mortalità per tumori nella ATS di Brescia sia superiore rispetto alla media nazionale in entrambi i sessi ma simile rispetto a quanto riscontrato a livello regionale. Il numero dei deceduti per tumori è in aumento ma, tenendo conto dell’invecchiamento della popolazione, i tassi di mortalità per tumori sono in significativa diminuzione soprattutto nei maschi (-2,2% annuo rispetto al -0,8% delle donne). Guardando invece alle malattie croniche nella serie storica 2003 – 2016 la presa in carico degli assistiti ha fatto registrare un netto incremento del 21% (+ 39% se si guarda l’aumento di patologie in valori assoluti e non di assistiti presi in carico). Questo aumento non deve far pensare a una crescita altrettanto esponenziale delle malattie croniche nella popolazione bresciana ma è sintomatico di un’attenzione e una diagnostica più estesa ed efficace. Infine dai dati standardizzati per età, ovvero al netto della tendenza all’invecchiamento della popolazione, si nota come vi sia attualmente una sostanziale stabilità dell’incidenza delle malattie croniche che avevano fatto registrare un moderato aumento fino al 2012.

Infanzia.  L’incidenza della percentuale di popolazione nella fascia d’età 0-14 anni a Brescia è relativamente superiore rispetto al dato della Lombardia e dell’Italia, in collegamento anche alle configurazioni familiari degli stranieri. Tuttavia l’indice di presa in carico di tutti gli utenti dei servizi per l’infanzia (9,7% – 2014) non mostra dati positivi rispetto alla media regionale (15%). Emergono inoltre forti difficoltà di conciliazione vita-lavoro delle madri lavoratrici legate proprio all’incompatibilità tra occupazione lavorativa e bisogni di assistenza al neonato nonché alla mancata concessione di un orario più consono alle esigenze personali.

Anziani.  Si concentrano prevalentemente nelle configurazioni familiari caratterizzate dalla presenza di una donna sola (per il 33,98%) e in quelle formate da coppie senza figli (per il 29,49%). Questo suggerisce una particolare incidenza in termini di caregiving, che si ricollega a configurazioni familiari senza figli, per cui potrebbero essere necessari maggiori servizi a sostegno. Preoccupante è infatti il crescente costo delle rette per le RSA convenzionate e le lunghe liste di attesa per accedervi. Infine sul piano previdenziale stiamo inoltre assistendo a una contrazione degli importi pensionistici a sfavore delle nuove generazioni di anziani.

Mobilità urbana.  Il trasporto pubblico negli anni tra il 2000 e il 2016 ha fatto registrare un incremento dell’utenza di oltre il 50% passando da 33 a 50 milioni di passeggeri/anno. Questo si deve sicuramente sia all’attivazione della linea metropolitana, anche se il suo tasso di utilizzo sia ancora molto inferiore alle sue potenzialità, sia all’attivazione delle linee ad alta mobilità (LAM). A oggi la mobilità si articola principalmente su tre linee direttrici. Appare invece più problematica la situazione degli scambi fra la città e le zone esterne con anche il problema legato al trasporto ferroviario sembra non rispondere ancora efficacemente all’esigenza di collegamento con le aree esterne. Dato positivo è quello relativo alla mobilità non motorizzata che ha mostrato negli ultimi anni un incremento con particolare riferimento all’uso della bicicletta motivato anche dalla graduale estensione della rete degli itinerari protetti a scala urbana.

Come si evidenzierà con particolare attenzione nel prossimo articolo, i trend evidenziati si collocano in un contesto economico che si sta riallineando ai livelli pre-crisi con un tessuto produttivo che rimane caratterizzato da imprese di medio-piccole dimensioni e un mercato del lavoro si caratterizza invece per una crescita dei contratti. In che modo (anche) il welfare aziendale dei sistemi di relazioni industriali del territorio e le reti di welfare aziendale presenti potranno porsi in raccordo con questo scenario resta la domanda a cui rispondere nonché sfida da affrontare affinché si possano realizzare nuovi ecosistemi territoriali di welfare che, su scala locale, possano integrare e ricalibrare in un’ottica funzionale risorse pubbliche e private.

 

Immagine in evidenza da https://www.tomveelers.nl/cartina-brescia/

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