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Il regime di particolare favore introdotto dalla circolare 5/E del 29 marzo 2018 in merito alla conversione del PdR in contributi di previdenza complementare, assistenza sanitaria e azioni

Autore: Giada Benincasa
Bio: ADAPT Fellow - Scuola di dottorato in Formazione della persona e mercato del lavoro (Università degli studi di Bergamo)

La circolare 5/E del 29 marzo 2018 è intervenuta nei paragrafi 2.2, 2.3. e 2.4 sul tema della conversione del premio di risultato in previdenza complementare, assistenza sanitaria e azioni. L’obiettivo è il chiarimento delle novità introdotte dalla legge di Bilancio 2017 con riferimento alle misure di particolare favore nelle ipotesi in cui il premio di risultato sia erogato, su scelta del dipendente, sotto forma di contribuzione ai regimi di previdenza complementare o casse aventi esclusivamente fini assistenziali oppure in azioni.

Tali erogazioni in natura, come spiegato dalla circolare, non concorrono alla determinazione del reddito di lavoro dipendente anche se effettuate in misura superiore ai limiti previsti dalla legge per ciascuna tipologia di beneficio (ad esempio per l’assistenza sanitaria, del limite complessivo di euro 3.615,20 previsto dalla lett. a), co. 2 dell’art. 51 del TUIR o per le azioni senza che siano rispettate le condizioni stabilite dalle rispettive norme di esenzione).

In particolare, per quanto concerne la sostituzione dei premi di risultato con il versamento di contributi a fondi di previdenza complementare (art. 1, co. 160, lett. c), legge di Bilancio 2017) il legislatore ha espressamente affermato che tali contributi non sono assoggetti a tassazione anche nel caso in cui superino il limite di deducibilità del reddito previsto in euro 5.164,57 (art. 8, co. 4 e 6, D.lgs. 252/2005). Con tale regime, dunque, non si avrà formazione del reddito da lavoro dipendente fino ad un massimo di euro 8.164,57, potendo aggiungersi al “normale” limite di deducibilità di euro 5.164,57 l’importo massimo agevolabile del premio di risultato.

L’Agenzia delle Entrate specifica l’ulteriore vantaggio consistente nella deduzione dei contributi versati alla previdenza complementare dalla base imponibile della relativa prestazione pensionistica. Inoltre, estende l’equiparazione dei contributi versati in sostituzione del premio di risultato a quelli non dedotti dal reddito anche nella ipotesi di erogazione di anticipazioni o di riscatto della prestazione pensionistica, e non solo in caso di erogazione della stessa.

Anche per quanto riguarda i contributi versati agli enti o alle casse aventi esclusivamente fine assistenziale, la c.d. assistenza sanitaria integrativa, (art. 1, co. 184-bis, lett. b), Legge di stabilità 2016), tali contributi, se erogati in sostituzione del premio di risultato, “non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente, né sono soggetti all’imposta sostitutiva disciplinata dai commi da 182 a 191”.

Dal periodo di imposta del 2017, detti contributi non concorrono alla formazione del reddito anche se in aggiunta ai contributi già versati dal datore di lavoro (o dal lavoratore medesimo) per un importo di euro 3.615,20. A tale somma può infatti aggiungersi l’importo di euro 3.000,00, limite massimo agevolabile come premio di risultato (elevato a euro 4.000,00 in caso di premio di risultato erogato da aziende che abbiano adottato forme di coinvolgimento paritetico dei lavoratori nella organizzazione del lavoro sulla base di contratti stipulati entro il 24 aprile 2017).

Interessante risulta essere la differenza tra i due regimi descritti poc’anzi.

 

La Legge di bilancio 2017, per quanto concerne l’ambito dell’assistenza sanitaria, non ha dettato disposizioni per disciplinare gli effetti della detassazione dei contributi e, in particolare, quelli inerenti alla deducibilità e detraibilità delle spese sanitarie rimborsate dalla cassa.

Ciò comporta che, in assenza di specifiche disposizioni, si applicano i principi generali secondo i quali la deduzione e la detrazione degli oneri è possibile solo nella misura in cui una certa spesa sia rimasta a carico del contribuente (e non anche se rimborsata a seguito dei contributi dedotti dal reddito o che non hanno concorso alla formazione del reddito, come nel caso di contributi versati in sostituzione dei premi di risultato agevolabili).

Infine, per quanto riguarda le azioni (cd. azionato popolare), la lett. c) del nuovo comma 184-bis della Legge di bilancio 2017 permette la sostituibilità del premio di risultato con azioni della società anche oltre il normale limite previsto di 2.065,83. Pertanto, per ciascun periodo d’imposta potendo, posso essere assegnate ad un lavoratore azioni per un importo complessivo pari a euro 5.065,83 (2.065,83 + 3.000,00 di premio convertito).

Sembra interessante evidenziare che tale deroga riguardi non solo il limite di valore delle azioni che non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente, ma anche le altre condizioni stabilite dall’articolo 51, co. 2, lett. g) relative: all’attribuzione delle azioni alla generalità dei dipendenti, alla condizione di cedibilità delle azioni da parte del dipendente prima del triennio della assegnazione, nonché, oltre tale termine, al riacquisto da parte del datore di lavoro o della società emittente, come ben specificato dalla circolare 5/E.

Infine, l’art. 1, co. 161 della Legge di bilancio 2018, modificando la lett. c) in commento (e derogando alla disciplina tributaria prevista dall’art. 68, co. 6 del TUIR) ha stabilito che “…il costo o il valore di acquisto è pari al valore delle azioni ricevute, per scelta del lavoratore, in sostituzione, in tutto o in parte, delle somme di cui al medesimo comma 182”.

Possiamo dunque affermare che dal 2018 la plusvalenza fiscalmente rilevante è determinata dalla differenza tra il prezzo della vendita delle azioni e l’importo del premio di risultato erogato in azioni.

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