Osservatorio

Il Primo Rapporto su Il welfare occupazionale e aziendale in Italia: una sintesi

Autore: Maria Sole Ferrieri Caputi
Bio: ADAPT Junior Fellow

È innegabile che i cambiamenti demografici, tecnologici ed economici, prima ancora che sul sistema pubblico, stiano impattando sui modelli organizzativi e produttivi delle imprese. Individuare nella crisi del welfare pubblico la ragione dell’espansione del welfare privato significa non tenere conto di quelle che, al giorno d’oggi, risultano essere alcune delle grandi trasformazioni del nostro tempo di cui il welfare aziendale è parte integrante e non un prodotto finale.

Nasce anche da questa considerazione la ricerca che ha portato al Primo Rapporto su Il welfare occupazionale e aziendale in Italia, evidenziando come quella a cui siamo di fronte sia in primis una nuova grande trasformazione del lavoro, che inevitabilmente ridefinisce il rapporto tra l’impresa e i lavoratori.

Attraverso la costruzione di una piattaforma di open innovation il tentativo è stato quello di ancorare lo studio del welfare ad un metodo di lavoro che non avesse come fine ultimo la produzione di un libro fine a sé stesso ma piuttosto che consentisse, di anno in anno, di sviluppare, approfondire e raffinare in modo dinamico i ragionamenti sul tema ricollegandoli a una specifica idea d’impresa, lavoro e relazioni industriali.

La ricerca, all’interno del Primo Rapporto sul Il welfare occupazionale e aziendale in Italia, si sviluppa in due parti. La prima parte, considerata il cuore del Rapporto, studia le ragioni che stanno alle origini del fenomeno per sviluppare, attraverso la costruzione di un quadro teorico-interpretativo di riferimento, uno strumento utile a condurre un’analisi di sistema di relazioni industriali. Analisi che, in particolare, è stata condotta sul sistema di relazioni industriali della metalmeccanica. La seconda si compone di approfondimenti tecnici e allegati utili a una comprensione complessiva sia del welfare aziendale e sia della metodologia di lavoro scelta.

Introduzione al Rapporto

 

Il contributo si apre con la “mission” di quella che si ritiene possa essere la vocazione delle esperienze di welfare aziendale se coscientemente inserite in un quadro di sistema. Le esperienze di welfare aziendale possono rappresentare in questo senso un progetto funzionale alla sostenibilità del lavoro e dell’impresa specie se collegate a una progettualità di comunità e di territorio. Questa impostazione risulta cruciale per pensare a uno sviluppo di lungo periodo che riesca a soddisfare gli interessi fondamentali per la coesione e la sostenibilità delle nostre economie e della nostra società.

Proprio tra le ragioni per le quali si è dato vita al presente lavoro di ricerca troviamo su tutte la necessità di andare oltre alla parzialità delle visioni solitamente declinate per ambiti disciplinari e all’eccessiva semplificazione per temi di molti studi per cercare e trovare le connessioni tra le complessità di sistema. Questa esigenza ha subito messo in luce la mancanza di un quadro teorico-interpretativo di riferimento, la rigidità e l’eccessiva semplificazione che scontano molti approcci in materia ma soprattutto l’assenza di un ragionamento capace di ricondurre il welfare aziendale dentro le dinamiche della nuova grande trasformazione del lavoro e della impresa che, sempre più, legano i sistemi contrattuali e di relazioni industriali a quelli del welfare.

Il rapporto – Parte I

 

E’ in questa direzione che si sviluppa un’ipotesi interpretativa [Capitolo 1] che delinea per le relazioni industriali un ruolo specifico di orientamento legato alla loro capacità di rinnovarsi e di declinare lo strumento del welfare negoziale nell’ottica della modernizzazione sia dei modelli organizzativi e produttivi d’impresa sia del sistema di protezione sociale, valorizzandone le potenzialità, come forma di investimento sociale. Il welfare aziendale diventa quindi una leva del complessivo ripensamento dello scambio contrattuale su cui si basa il paradigma economico e sociale del lavoro. Un nuovo modello di reciprocità tra lavoratore e impresa che arriva a ricomprendere, oltre agli elementi retributivi e redistributivi, materie quali la produttività del lavoro, le pratiche organizzative e i percorsi professionali e di carriera, gli obiettivi d’impresa, la partecipazione dei lavoratori e, in generale, la ridefinizione delle nuove forme di tutela del lavoro in continua evoluzione. Nonostante persista la diffusione di schemi contrattuali e retributivi tradizionali ciò che sta cambiando è l’idea stessa di salario, sempre meno inteso come variabile indipendente dalla prestazione, ma piuttosto considerato come espressione di aspetti legati non solo alla logica dello scambio economico ma anche a crescita professionale, partecipazione ai processi decisionali, del benessere organizzativo e più in generale alla qualità della vita.

Si arriva così a una proposta di mappatura [Capitolo 2] che parte proprio dall’analisi condotta sul materiale offerto dai sistemi di contrattazione collettiva. Dopo aver classificato le diverse misure di welfare aziendale diffuse nei contratti si è cercato da un lato d’individuare un concetto condiviso di welfare per comprendere quanto le diverse tipologie di misure vi si potessero avvicinare, o viceversa allontanare. Dall’altro è stata introdotta nell’analisi una riflessione sulle funzionalità delle misure di welfare. Quest’ultimo punto ha portato a una ridefinizione dei concetti di welfare aziendale e welfare occupazionale che contribuisce a operare una distinzione tra quelle misure che riescono a incidere, ben oltre la semplice incentivazione fiscale, sull’assetto organizzativo e produttivo di impresa e quelle che invece rappresentano delle misure passive, concessive e redistributive. Attraverso la misurazione della distanza dal concetto di welfare e la classificazione in misure di welfare aziendale/occupazionale si sono costruite le coordinate di quella che è la proposta di mappatura. La mappatura vuol rappresentare uno strumento interpretativo capace di mettere in relazione alcuni degli elementi che abbiamo individuato essere centrali all’interno di una logica e di un ragionamento di sistema delle relazioni industriali.

Il lavoro teorico presentato ha trovato poi una prima applicazione pratica [Capitolo 3] nello studio del welfare per il sistema di relazioni industriali della metalmeccanica. Integrando l’analisi dei principali CCNL di settore con quella di molti integrativi aziendali e utilizzando gli strumenti classificatori prima definiti si è costruita una mappatura di settore. Nello specifico il welfare della metalmeccanica si concentra ancora su misure tradizionali e mostra, tra livello di contrattazione settoriale e aziendale, ancora poca coerenza e scarso coordinamento, anche per quanto attiene la dimensione territoriale.

Approfondimenti tecnici – Parte II

 

In questa parte troviamo una ricostruzione chiara del quadro normativo di riferimento [Capitolo A] a cui il welfare aziendale si ricollega. Proprio le recenti evoluzioni normative hanno contribuito alla ridefinizione del fenomeno, incentivato e stabilito nuove regole per l’utilizzo delle principali misure di welfare.

A seguire [Capitolo B] si trova una rassegna di indagini e studi quantitativi sul tema, usciti negli ultimi anni, attraverso cui si è dato conto della diffusione del welfare aziendale. In particolare si mette in evidenza come sotto tutti gli aspetti (quantificazione della diffusione, motivazione-obiettivi, risultati raggiunti, lavoratori coinvolti, servizi e prestazioni) sia a oggi impossibile operare una comparazione tra le varie ricerche condotte e ricostruire uno stato dell’arte davvero esaustivo e attendibile.

Comparazione che invece appare maggiormente possibile se si prendendo come riferimento i contratti. Con una mappatura di sistema della contrattazione collettiva del welfare aziendale per il periodo 2012-2017 [Capitolo C] si è potuto analizzare il tipo di misure principalmente diffuse all’interno dei CCNL, degli accordi territoriali e degli integrativi aziendali.

Per quanto invece riguarda le dinamiche territoriali è stato approfondito il caso di Bergamo [Capitolo D]. Nell’esperienza in questione si è dato seguito a un’iniziativa di confronto e di studio, che ha coinvolto diverse realtà aziendali del territorio, con l’elaborazione di alcune linee guida in materia elaborate da Confindustria di Bergamo ad inizio 2017. A fine 2017 si è poi registrato l’accordo innovativo tra Confimi – Apindustria Bergamo e Fim-Cisl Bergamo, Uilm-Uil Bergamo (del 18 dicembre 2017) per le piccole e medie aziende manifatturiere metalmeccaniche e installazione impianti del territorio di Bergamo. L’intesa è un esempio di come sia concretamente possibile ripensare il welfare dentro una logica di sistema di relazioni industriali al fine di favorire obiettivi di sviluppo e crescita per le imprese e i lavoratori del territorio.

Infine attraverso la costruzione ragionata di una Literature Review [Capitolo E] si è cercato di dar conto dei principali approcci e degli aspetti più rilevanti evidenziati dalla letteratura sul tema del welfare aziendale e occupazionale. Particolare attenzione è stata riservata al quadro definitorio, alle origini e alle ragioni del welfare privato, al ruolo delle relazioni industriali e della contrattazione collettiva per come affrontato dai principali studiosi sul tema.

Dalle tematiche affrontate in questo lavoro emerge come elemento cruciale di sviluppo di lungo periodo, sia per le aziende che per il sistema territoriale nel suo complesso, l’idea che sia necessaria, sempre di più, una sinergia tra relazioni industriali e comunità, un’architettura che rimetta al centro le persone e i luoghi di vita come fattori sviluppo locale. E’ in questa complessità di sistema che il welfare aziendale, sviluppato anche attraverso strumenti e attori innovativi, può rappresentare un tassello fondamentale.

L’impegno è ora quello di raccogliere la grande quantità di materiali e spunti emersi in questo Primo Rapporto, analizzarli e sistematizzarli ulteriormente all’interno di una prospettiva di sistema, ovvero quella delle relazioni industriali, leggendo così il welfare non solo come fenomeno redistributivo ma come sistema abilitante e socialmente imprescindibile di un determinato modello economico che, come tale, è soggetto al divenire e al cambiamento.

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