VIA IL CONTRIBUTO BABY-SITTING?

ECCO I DUE BONUS DISPONIBILI

Tutte le possibilità, anche grazie al welfare.

Di Maria Sole Ferrieri Caputi - 09 Set 2019 |

Contributo baby-sitting

I dati sull’occupazione femminile e sulla natalità sono sconfortanti in Italia. Eppure nel 2019 il Contributo baby-sitting, utilizzabile anche per asili nido e destinato alle donne lavoratici in alternativa al congedo parentale, non è stato ancora confermato, cancellando di fatto un beneficio di 3.600€. La misura era stata introdotta nel triennio 2013-2015 per un importo massimo di 600€ al mese mediante voucher.

Bonus asilo nido

Con la legge di Stabilità 2017 era stato confermato il beneficio anche per il 2018, estendendo la platea anche alle lavoratrici autonome. Tuttavia, abrogando i voucher, è stato necessario erogare il buono baby-sitting attraverso il Libretto Famiglia composto da titoli di pagamento da 10€. In seguito la misura non è stata prorogata per il 2019 quindi dal 1 gennaio le famiglie non possono più contare sul beneficio. Una buona notizia però arriva sul fronte degli asili d’infanzia: lo specifico Bonus asilo nido, in precedenza di 1.000 €, passa a 1.500€ per gli anni 2019, 2020 e 2021.

Bonus bebè

Si è tornati a parlare di Bonus bebè. La misura, prevista inizialmente per i primi 3 anni di vita a favore dei nati nel triennio 2015 – 2017 e parzialmente rinnovata nel 2018, è stata confermata per i nati (o adottati) dal 1 gennaio 2019 al 31 dicembre 2019, purtroppo solo fino al compimento del primo anno di età (o del primo anno di ingresso nel nucleo familiare) con una maggiorazione del 20% in caso di figlio successivo al primo, nato o adottato nel 2019. L’importo dell’assegno mensile varia da 80 a 160€ in base al valore dell’ISEE, rispettivamente non superiore a 25.000€ e 7.000€ annui (salvo non venga applicata la maggiorazione del 20%).

Il welfare aziendale
può dare grande sostegno

Per iniziare può promuovere un migliore rapporto vita-lavoro nelle aziende e sostenere l’occupazione, anche femminile. Partendo per esempio da un regolamento aziendale, un accordo territoriale o dal contratto nazionale, il welfare può rispondere ai bisogni familiari per la prima infanzia in diversi modi.

• Se l’azienda non dispone di un asilo nido aziendale può decidere liberamente di:

1. mettere a disposizione dei lavoratori del valore welfare da destinare agli asili;
2. stipulare direttamente una convenzione, anche fuori dalla conversione del premio di risultato, per ottenere condizioni agevolate per i propri dipendenti;
3. sostituire, in tutto o in parte, l’erogazione del premio di risultato in denaro con il sostenimento delle rette.

• Il lavoratore può convertire il premio welfare dell’azienda in servizi all’infanzia ad opera di cooperative, asili nido o altri operatori qualificati.
• Nel perimetro della propria premialità e nel rispetto delle condizioni prescritte, il lavoratore può richiedere il rimborso delle rette dell’asilo già sostenute.

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