Fare Welfare

Conversione del premio di risultato in contributi di assistenza sanitaria integrativa

Autore: Silvia Fernandez
Bio: ADAPT Senior Fellow

La Circolare 5/E del 29 marzo 2018 è intervenuta nel paragrafo 2.3 sul tema della conversione del premio di risultato in contributi di assistenza sanitaria versati ad enti o casse aventi esclusivamente fine assistenziale, in particolare sui limiti degli importi versati. Nel paragrafo 4.10 si è pronunciata sui requisiti che devono rispettare gli enti e le casse per consentire al lavoratore di beneficiare del vantaggio fiscale disposto dell’articolo 51, comma 2, lettera a) del TUIR.

Al paragrafo 2.3 la Circolare ricorda che in base alla legge di Stabilità 2016, il premio di risultato può essere sostituito da contributi sanitari agli enti o casse aventi esclusivamente fine assistenziale, che ai sensi della lettera a) dell’articolo 51 del TUIR sono esclusi dalla determinazione del reddito di lavoro dipendente nel limite complessivo di euro 3.615,20. Tuttavia, il limite dei 3.615, 20 euro versati agli enti o casse sanitarie può essere superato nel caso in cui il versamento dei contributi alla cassa avvenga come conversione del premio di risultato. Infatti, la lettera b) del comma 184-bis dell’art. 1 della Legge si Stabilità 2016 stabilisce che “Ai fini dell’applicazione del comma 184, non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente, né sono soggetti all’imposta sostitutiva disciplinata dai commi da 182 a 191: … b) i contributi di assistenza sanitaria di cui all’articolo 51, comma 2, lettera a), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, versati per scelta del lavoratore in sostituzione, in tutto o in parte, delle somme di cui al comma 182 del presente articolo, anche se eccedenti i limiti indicati nel medesimo articolo 51, comma 2, lettera a);”.

Dal periodo d’imposta 2017, pertanto, i contributi versati ad enti o casse aventi esclusivamente fine assistenziale in sostituzione di premi di risultato non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente anche se aggiuntivi a contributi già versati dal datore di lavoro o dal lavoratore per un importo di euro 3.615,20. A tale importo potrà infatti aggiungersi un ulteriore versamento nel limite massimo di euro 3.000 (elevato ad euro 4.000 in caso di premi erogati da aziende che abbiano adottato forme di coinvolgimento paritetico dei lavoratori nella organizzazione del lavoro sulla base di contratti stipulati entro il 24 aprile 2017) che non verrà computato come reddito da lavoro dipendenti. In conclusione, nel caso in cui sia già previsto il versamento di contributi a un ente o cassa di assistenza sanitaria da parte di una azienda o di un lavoratore, se il lavoratore sceglie di convertire il proprio premio di risultato in contributi di assistenza sanitaria, il totale degli importi versati a questi enti, che non concorrono a formare reddito da lavoro dipendente, può arrivare a 6.615, 20€ o anche 7.615, 20€ nel caso sopra indicato. Questa possibilità permette di aumentare in una misura importante i contributi versati all’assistenza sanitaria integrativa e, in conseguenza, aumentare anche i benefici ai quali possono accedere i lavoratori.

Un altro aspetto affrontato dalla Circolare è quello la deducibilità o detraibilità delle spese sanitarie nel caso in cui vengano rimborsate dalla cassa. In questo caso, non essendoci previsioni specifiche nella legge di Stabilità 2017, risultano applicabili i principi generali. La deduzione o detrazione degli oneri sarà possibile soltanto nella misura in cui la relativa spesa sia rimasta a carico del contribuente. Questo requisito non sussiste nel caso in cui la spesa sia sostenuta dagli enti o casse di assistenza sanitaria a seguito di contributi versati in sostituzione di premi di risultato agevolabili, e neanche quando la spesa sanitaria sia sostenuta dal lavatore ma venga rimborsata in seguito.

Al paragrafo 4.10 la Circolare si pronuncia sui principi che devono orientare l’attività delle casse aventi esclusivamente fine assistenziale per consentire al lavoratore di accedere ai benefici fiscali. Non tutti i contributi versati a qualsiasi tipologia di ente che fornisca prestazioni di assistenza sanitaria integrativa beneficiano dei vantaggi fiscali fin qui presentati. L’art. 51, comma 2, lett. a), del TUIR, puntualizza che non concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente soltanto “…i contributi di assistenza sanitaria versati dal datore di lavoro o dal lavoratore ad enti o casse aventi esclusivamente fine assistenziale in conformità a disposizioni di contratto o di accordo o di regolamento aziendale, che operino negli ambiti di intervento stabiliti con il decreto del Ministro della salute di cui all’articolo 10, comma 1, lettera e-ter), per un importo non superiore complessivamente ad euro 3.615,20. Ai fini del calcolo del predetto limite si tiene conto anche dei contributi di assistenza sanitaria versati ai sensi dell’articolo 10, comma 1, lettera e-ter);”.

L’esclusione dalla formazione del reddito dei contributi versati è pacifica nel caso in cui le casse sanitarie operino rispettando principi di mutualità. Tuttavia, non è così nel caso in cui la cassa sanitaria stabilisca che la prestazione sanitaria diretta, ovvero il rimborso della spesa, non possano superare il contributo versato dal dipendente o dal suo datore di lavoro. In questo caso non si rispetterebbe il principio di mutualità. I contributi versati a casse di assistenza sanitaria che operino seguendo queste logiche non possono beneficiare del vantaggio fiscale disposto dell’articolo 51, comma 2, lettera a) del TUIR per le casse aventi finalità mutualistica e, per tanto, contribuiranno a formare reddito di lavoro dipendente. Tuttavia, potranno beneficiare della detrazione prevista per spese sanitaria rimaste a carico del lavoratore. Si intende, per tanto, limitare l’acceso ai vantaggi fiscali soltanto ai casi in cui le casse di assistenza sanitaria operano rispettando i principi della mutualità e, per tanto, senza adottare politiche di selezione dei rischi.

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