Trasformazioni del lavoro

Estensione del congedo di paternità 2019, manca ancora un riconoscimento strutturale (in attesa della Direttiva europea)

Autore: Maria Sole Ferrieri Caputi
Bio: ADAPT Junior Fellow

Una misura che in Italia ancora fatica a diventare strutturale, diversamente da quanto accade diffusamente negli altri paesi europei. Il congedo di paternità all’italiana, sino a ora, si è configurato come una misura “scadente” proprio nella duplice accezione, temporale e qualitativa, del termine (se pur progressivamente si sia andati nella direzione di un aumento del numero di giorni previsti).

Temporalmente, infatti, rappresenta una misura a scadenza. Le misure a sostegno della paternità, introdotte in via sperimentale per gli anni 2013-2015 dalla c.d. riforma Fornero e dettagliate dal Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 22 dicembre 2012, sono state successivamente prorogate dalla legge di Stabilità 2016 (relativamente all’anno 2016), dalla legge di Stabilità 2017 (esclusivamente per il biennio 2017-2018) e in ultimo dalla legge di Stabilità 2019. In particolare, le disposizioni per il 2019, sono contenute nella la l.n. 145 del 30 dicembre 2018, art. 1, comma 278 che proroga le precedenti previsioni e amplia il numero di giorni di congedo obbligatorio portandoli a 5 e conferma 1 giorno per il congedo facoltativo da fruire secondo le modalità di fruizione chiarite dalla Circolare Inps n. 40 del 14 marzo 2013 (come precisato dal messaggio Inps n. 591 del 13 febbraio 2019).

Secondo la disciplina vigente è possibile infatti distinguere il congedo di paternità in due tipologie. La prima è quella del congedo di paternità obbligatorio che si configura come un diritto autonomo e aggiuntivo rispetto a quello della madre lavoratrice. È usufruibile dal padre entro i primi 5 mesi dalla nascita del figlio, dunque anche in contemporanea al congedo della madre. La seconda tipologia è rappresentata dal congedo di paternità facoltativo da usufruire, invece, in alternativa a quello della madre con rinuncia della stessa al numero di giorni richiesti dal padre (pur restando possibile la fruizione nello stesso giorno). Entrambi gli istituti si applicano anche al padre adottivo o affidatario.

 

Congedo di paternità in Italia Riforma Fornero

l.n. 92/2012, art. 4, comma 24, lett. a

Legge di Stabilità 2016

l.n. 208/2015, art. 1, comma 205

Legge di Stabilità 2017

l.n. 232/2016, art.1, comma 354

Legge di Stabilità 2019
2013 – 2015 2016 2017 2018 2019
Obbligatorio 1 giorno anche in via non continuativa entro 5 mesi dalla nascita del figlio 2 giorni anche in via non continuativa entro 5 mesi dalla nascita del figlio 2 giorni anche in via non continuativa entro 5 mesi dalla nascita del figlio 4 giorni anche in via non continuativa entro 5 mesi dalla nascita del figlio 5 giorni anche in via non continuativa entro 5 mesi dalla nascita del figlio
Facoltativo 2 giorni in sostituzione e in relazione al periodo di astensione fruito dalla madre 2 giorni in sostituzione e in relazione al periodo di astensione fruito dalla madre / 1 giorno in sostituzione e in relazione al periodo di astensione fruito dalla madre 1 giorno in sostituzione e in relazione al periodo di astensione fruito dalla madre

 

Pur essendo una misura presente da ormai 7 anni, è evidente come questa di fatto continui ad avere carattere contingente e precario tanto che,  sino all’ultimo, non vi era alcuna previsione per l’estensione della misura anche al 2019. Proprio per questo il tema è stato al centro anche di una petizione promossa da alcuni docenti ed esperti sul tema affinché la misura diventasse strutturale e fosse estesa a 10 giorni. Se pur vi sia stata un estensione del numero di giorni di congedo obbligatorio, con l’aggiunta di un  1 giorno, occorre sottolineare che, a tutt’ora, la misura resta legata a proroghe periodiche sul regime in materia. Per quanto sia indubbio lo sforzo fatto negli ultimi anni per estendere l’ambito manca ancora il riconoscimento strutturale auspicato: una questione che si riproporrà, presumibilmente, di nuovo già alla fine di quest’anno.

Non solo. A livello qualitativo, comunque, le previsioni sul congedo di paternità italiano, se confrontate con quelle di altri paesi europei, mostrano standard inferiori (sul punto si veda già R. Caragnano, Il congedo obbligatorio di paternità, i voucher baby-sitting e la fruizione ad ore del congedo parentale, in DRI, Giuffrè Editore, Milano, 2013, n. 1). In Francia, ad esempio, i padri possono godere di 11 giorni consecutivi di congedo (18 in caso di nascita multipla) che si aggiungono ai 3 giorni previsti per la nascita; in Svezia sono previsti 10 giorni alla nascita del figlio (oltre ad ampissimi congedi parentali) mentre ai padri danesi sono riconosciute 2 settimane di cui fruire entro le prime 14 settimane dalla nascita; in Spagna si prevedono addirittura 31 giorni di congedo (incrementati di 2 giorni per ogni figlio aggiuntivo in caso di nascita o adozione multipla). In tutti i casi citati per il congedo di paternità è riconosciuto un trattamento economico pari al 100% della retribuzione con l’eccezione della Svezia (80%). Anche in Italia è riconosciuta una indennità pari al 100% della retribuzione del mese precedente. Non sono invece previsti dalla normativa nazionale i congedi di paternità in Austria e Germania in cui il tema è diffusamente oggetto di contrattazione (per un confronto più ampio tra i paesi europei si rimanda a Eures e a Eurofound, Promoting uptake of parental and paternity leave among fathers in the European Union, Publications Office of the European Union, Luxembourg, 2015).

Ampliare e rendere questa misura strutturale avrebbe una valenza sotto diversi punti di vista, come sottolineato da M. Ferrera, Il congedo di paternità fa bene sia alle famiglie che all’economia, Secondo Welfare, 18 Settembre, 2018. Se culturalmente rappresenterebbe un passo ulteriore verso l’affermazione di un approccio condiviso alla gestione dei compiti di cura tra i genitori, sul fronte economico è noto come gli aspetti legati alla genitorialità incidano anche sulla partecipazione e il posizionamento delle donne nel mercato del lavoro.

Sul punto si sta muovendo la legislazione europea. È infatti in corso di approvazione una direttiva che prevede anche l’estensione del congedo di paternità in tutti gli stati membri a 10 giorni. La direttiva, e le misure ivi previste, contribuirebbero a dare quindi concretezza al principio “Equilibrio tra attività professionale e vita familiare” sancito dal Pilastro Europeo dei Diritti Sociali (Capo II – Condizioni di lavoro eque) nel novembre 2017 secondo cui: «I genitori e le persone con responsabilità di assistenza hanno diritto a un congedo appropriato, modalità di lavoro flessibili e accesso a servizi di assistenza. Gli uomini e le donne hanno pari accesso ai congedi speciali al fine di adempiere le loro responsabilità di assistenza e sono incoraggiati a usufruirne in modo equilibrato». Un passaggio per certi versi storico tanto per quanto riguarda la materia della conciliazione vita-lavoro quanto per l’impegno del legislatore europeo in materia di diritti sociali.

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